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Immagina se fossi in grado di prendere qualunque problema, preoccupazione o dilemma, e trasformarlo in qualcosa talmente chiaro e ordinato che diventa addirittura semplice da risolvere.

Questo tipo di chiarezza mentale può sembrare quasi impossibile, ma ci sono persone che hanno vissuto sul pianeta Terra e sembrano aver avuto una capacità incredibile di trasformare problemi, preoccupazioni e pensieri in soluzioni, scoperte e opere d’arte…

… e seppur mi sono sempre reputato una persona con un’ottima intelligenza, devo ammettere che per anni ho avuto:

  • problemi ai quali ho pensato e ripensato, senza però trovare una soluzione;
  • la sensazione di essere “bloccato” nella mia testa, e di girare in cerchi nella mia vita, senza arrivare a nulla;
  • e in generale, magari sì qualche momento di intuizioni interessanti, ma mai con la stessa costanza, lucidità e genialità dei grandi che abbiamo visto un attimo fa.

Questo, fino a quando, a furia di tentativi, ho compreso cosa stavo sbagliando.

Studiando la vita, le abitudini e i modi di fare dei geni che hanno vissuto prima di me, infatti, ho compreso l’elemento che tutti avevano in comune, che rendeva il loro modo di pensare di un altro livello… e l’ho trasformato in un sistema pratico che uso quotidianamente nella mia vita.

Questo sistema (che condividerò con te oggi) funziona perché sfrutta 3 principi:
1 – il fatto che la mente è fatta per generare pensieri, non per organizzarli;
2 – il potere della scrittura nel rendere visibile ciò che è confuso;
3 – e soprattutto, la capacità di farci avere i famosi “lampi di genio” più frequentemente di quanto siamo abituati.

Prima di andare nel merito del sistema, però, è il caso di porsi una domanda fondamentale:

È veramente possibile arrivare a pensare come un genio?

E la risposta breve è sì, nella maggior parte dei casi…
ma questo non ci renderebbe automaticamente geni.

Se bastasse “pensare meglio” per diventare un genio,
le università produrrebbero nuovi Leonardo Da Vinci ogni giorno,
i conservatori nuovi Mozart,
e in generale, il sistema scolastico creerebbe una popolazione di fuoriclasse.

Ma chiaramente, ci basta guardarci intorno per capire che, nella maggior parte dei casi, purtroppo non è così!

Contrariamente a quello che ci viene detto, infatti, ciò che ha reso geniali le menti più brillanti che hanno camminato sul pianeta Terra, non è stato il loro modo di pensare, quanto la capacità di astrarsi.

Cosa intendo?

Prendiamo Einstein per esempio: tutti crediamo che la sua mente sia stata la chiave della sua genialità… scontato, no?
Ma se andiamo a vedere come lui stesso descriveva le sue scoperte, la storia cambia parecchio.

Molte delle sue realizzazioni più grandi, infatti, non sono state frutto di ragionamenti, bensì sono nate da quelli che porremmo definire come veri e propri sogni (secondo alcune fonti, sogni ad occhi aperti, secondo altre invece, avvenuti di notte).

Un esempio?

  • Einstein ha sognato di inseguire un raggio di luce, e da lì ha compreso la relatività ristretta;
  • ha sognato di scendere da una montagna su una slitta che raggiungeva la velocità della luce, e lì ha compreso che spazio e tempo non sono assoluti, ma dipendono dal movimento;

e più in generale, non parlava di calcoli freddi o formule che portavano a scoperte…
…bensì diceva che le sue intuizioni arrivavano sotto forma di immagini, sensazioni, quasi come se gli apparisse una scena.
In una parola, erano intuizioni, non ragionamenti!
Solo dopo (molto dopo) arriveranno le equazioni. La sua mente era sicuramente utile nel processo di traduzione di queste intuizioni, ma l’elemento geniale erano le intuizioni stesse.

E come lui, tutti i grandi della storia hanno operato allo stesso modo… e ce lo hanno descritto a chiare lettere:
“il lampo di genio”
“l’idea sotto la doccia”
“il sogno”

La vera differenza tra questi grandi geni e noi, non sta tanto nelle capacità mentali, quanto nella frequenza con cui avevano queste “illuminazioni” geniali.

Io per primo c’ero cascato…
credevo di poter risolvere tutto con la mente, usando la testa e pensando.
Risultato?
Pensieri che giravano in tondo senza portarmi da nessuna parte,
idee incomplete,
decisioni rimandate…
… e in generale, tanta confusione.

Le volte in cui trovavo una soluzione perfetta non erano quasi mai frutto di un ragionamento, ma di un’intuizione che mi arrivava mentre facevo tutt’altro.

Una volta compreso questo però, ho cambiato il mio modo di approcciare i problemi:
ho creato un sistema che nasce proprio per far sì di avere queste illuminazioni geniali “a comando” (o quasi).

Perciò, il sistema che vedremo ora ti farà dire addio
a quella sensazione frustrante di sentirsi bloccati,
di avere problemi che sembrano non avere soluzione,
e soprattutto di non sentirci geniali quanto vorremo.

Ogni problema invece diventerà una chance per allenare la nostra capacità di avere intuizioni geniali, di creare spazio nella nostra vita, e di sentirci più in pace con noi stessi.

Cominciamo!

Il metodo di pensiero TGT-SPS

Dopo anni passati nella frustrazione di non riuscire a portare una chiarezza totale nella mia vita, e dopo diversi test poco riusciti, ho creato un metodo per chiarire il pensiero che richiede solamente:

  • un foglio,
  • una penna,
  • e una nuova comprensione di come funziona la mente.

Questo metodo è composto da 6 step, e sono:

1 - T: Titolo

Il primo step è estremamente semplice:
scrivere un breve titolo che evidenzi il problema sul quale vogliamo lavorare.

Può sembrare banale, ma cambia completamente il modo in cui ragioni.
Quando teniamo un problema solo nella testa, è facilissimo perdersi in digressioni infinite.
Un pensiero porta a un altro.
Poi a un altro ancora.
E dopo dieci minuti magari ti ritrovi a riflettere su tutt’altro, dimenticandoti perfino il problema iniziale.
Questo primo step serve proprio a interrompere quel loop.

Averlo chiaro sulla cima della pagina ti permette di esplorare idee, fare collegamenti, perderti anche un po’ nei pensieri… senza però perdere di vista il punto centrale.

Per questo articolo, ad esempio, potremmo usare:

“Allenarmi con più costanza”.

Una volta fatto, possiamo passare allo step successivo.

2 - G: Goal

Qui definiamo il goal (cioè l’obiettivo) della sessione di ragionamento.

In pratica ci chiediamo due cose:

  • qual è il problema che voglio risolvere?
  • e soprattutto: qual è il vero obiettivo dietro questo problema?

Sembrano la stessa cosa, ma spesso non lo sono affatto.
Nel caso dell’allenamento:

l’obiettivo immediato potrebbe essere diventare più costanti con la palestra

l’obiettivo reale, invece, potrebbe essere semplicemente stare bene fisicamente e mantenere una buona salute

E questa distinzione cambia tutto.
Perché quando hai chiaro l’obiettivo profondo, smetti di essere rigidamente legato a una sola soluzione.

Magari scopri che il classico programma da palestra ti pesa mentalmente e ti rende impossibile essere costante.
In quel caso, forse sostituire la palestra con esercizi a corpo libero e alcune semplici passeggiate veloci potrebbe funzionare molto meglio.
E se il tuo vero obiettivo è stare bene… allora quella soluzione è validissima.
Se invece il tuo obiettivo fosse diventare Mister Olympia, chiaramente questa non sarebbe un’opzione.

Sembra un esempio ovvio, ma nella realtà moltissime persone rimangono bloccate proprio perché non distinguono mai il problema superficiale dall’obiettivo reale.
E quando non lo fai, finisci per ignorare soluzioni semplici solo perché “non erano il piano originale”.

Fatto questo, quindi, possiamo passare allo step 3 con molta più libertà di movimento.

3 - T: Thinking

Questa è la fase di pensiero che potremmo definire brain dump, cioè svuotare il cervello.

Ed è probabilmente una delle parti più importanti dell’intero metodo.

L’idea è semplice: prendere tutto il caos mentale presente nella nostra testa e trasferirlo su carta.

E se non l’hai ancora provato, ti lascio qui il link ad un esperimento gratuito che ti farà vedere più da vicino come funziona la nostra mente, e come imparare a controllare la nostra attenzione ci aiuti ad essere estremamente più sereni.
È un esperimento super veloce ma allo stesso tempo super efficace, che ti permetterà di sfruttare molto di più il metodo che ti sto condividendo ora.

Tornando a noi, quando fai questa vera e propria sessione di ragionamento:
Fregatene dell’ordine.
Fregatene della struttura.
E non preoccuparti di scrivere bene.

È proprio questa la chiave!

Perché quando smettiamo di controllare rigidamente il flusso dei pensieri, iniziano spesso a emergere collegamenti, intuizioni e questioni che fino a poco prima non riuscivamo minimamente a vedere.

In questa sezione possiamo scrivere:

  • pensieri legati al problema
  • considerazioni
  • dubbi
  • possibili soluzioni
  • problemi collegati a quelle soluzioni
  • cose che stiamo già facendo
  • cose che potremmo cambiare
  • qualsiasi intuizione ci venga in mente

Letteralmente tutto.

L’obiettivo è svuotare completamente la mente, fino al punto in cui sentiamo di aver trasferito sul foglio ogni pensiero rilevante che avevamo dentro.
E molto spesso la soluzione inizia già a emergere da sola.
Perché tante volte il problema non è che non sappiamo cosa fare, ma che abbiamo troppi pensieri contemporaneamente, tutti accavallati uno sopra l’altro.
Metterli per iscritto separa il segnale dal rumore, e improvvisamente ci permette di vedere la situazione in maniera molto più chiara.
A volte basta già questo.
Se questo è il caso, complimenti, hai risolto il problema e non ti resta che mettere in pratica la soluzione che hai trovato…
… ma se così non è, ora entra in gioco la seconda parte del metodo tgt-SPS

Fermarsi qua, infatti, è un errore che fanno in molti quando si approcciano a ragionare su carta… e dato che non sempre quello che abbiamo visto è sufficiente a risolvere il problema, porta spesso ad abbandonare questa bella abitudine, reputandola inutile.

4 - S: Space

L’idea sotto la doccia.
Il lampo di genio mentre stai guidando.
La soluzione che arriva di notte, quando ormai avevi smesso completamente di pensarci.
Le intuizioni più forti raramente arrivano mentre stiamo forzando il cervello.
Arrivano quando creiamo spazio.

Ed è proprio questo il quarto step: lasciare completamente stare il problema.

Con questo non intendo “pensarci un po’ meno”, o distrarsi continuando però a rimuginarci sotto sotto.
Intendo proprio smettere di pensarci.

E qui arriva la parte controintuitiva.
Perché siamo convinti che pensare di più porti automaticamente a soluzioni migliori,
quando in realtà molto spesso succede l’esatto contrario: più siamo immersi emotivamente in un problema, meno riusciamo a osservarlo con lucidità.
È lo stesso motivo per cui dare consigli agli altri è quasi sempre molto più facile che risolvere le nostre questioni personali.
Quando un amico ci racconta un problema che a lui sembra impossibile da risolvere, spesso noi vediamo immediatamente una soluzione semplice, magari anche ovvia.
E il motivo è semplice: abbiamo distanza emotiva.
Abbiamo spazio mentale.
Ed è esattamente quello che dobbiamo creare anche dentro di noi.

In questa fase può essere utile alternare momenti di completa distrazione con magari qualche ricerca su come altre persone abbiano affrontato lo stesso problema, chiedere consiglio a qualcuno di più esperto, oppure anche solo farci una domanda molto semplice:

“Che consiglio darei a un amico se fosse nella mia stessa situazione?”

La cosa importante, però, è non ossessionarsi.

Perché il punto non è continuare ad analizzare all’infinito, ma lasciare abbastanza spazio perché le connessioni emergano naturalmente.
E sì, lo so che può sembrare assurdo pensare di ignorare un problema per risolverlo.
Ma personalmente ho notato che funziona molto più spesso di quanto non pensassi.

5 - P: Plan

Quando finalmente arriva l’intuizione, è facilissimo fare l’errore di provare subito a implementare tutto mentalmente.
Ed è esattamente così che si ritorna nel caos.
Per questo il quinto step consiste nel trasformare l’intuizione in un piano concreto, scritto nero su bianco.

Carta.
Penna.
Azioni precise.

Può essere una semplice checklist, se si tratta di una questione piccola.
Oppure un piano più elaborato, se il problema è complesso.
Ma quel che conta davvero è che esista fuori dalla nostra testa.

Nel momento in cui il piano è scritto, infatti, smettiamo di sprecare energia mentale cercando continuamente di ricordarci cosa dobbiamo fare, cosa manca, cosa avevamo pensato il giorno prima.
Abbiamo tutto davanti agli occhi.
E a quel punto dobbiamo semplicemente eseguire, senza rischiare di perderci di nuovo in loop di pensiero.

6 - S: System

Ora che abbiamo un piano chiaro, l’ultimo step è creare un sistema per metterlo in pratica.
Perché risolvere un problema una volta è utile.
Ma evitare di ricaderci continuamente è ancora meglio.

Se si tratta di una situazione occasionale, magari questo step non è necessario.
Ma se il problema è qualcosa di ripetitivo, creare un sistema può fare una differenza enorme.

Se per esempio vuoi dimagrire ed essere costante con gli allenamenti, alcuni sistemi che potresti creare potrebbero essere:

  • una tabella da compilare ogni giorno per tracciare il peso
  • una per le calorie
  • un piano di allenamento chiaro e una tabella per tracciare la costanza
  • ecc

In questo modo non devi affidarti continuamente alla motivazione del momento o alla memoria.
Hai qualcosa di concreto che ti permette di monitorare la situazione, capire se stai migliorando e correggere il percorso nel tempo.
Ed è qui che il metodo si chiude davvero.

Il suo punto di forza infatti non è solamente imparare a “pensare meglio”, ma riuscire anche a trasformare il caos mentale in chiarezza e azioni precise.

Riassumendo quindi, risolvere i problemi non è tanto una questione di ragionare di più,
quanto di chiarire gli elementi costitutivi,
e poi lasciare spazio perché le intuizioni possano emergere.
Solo dopo che le intuizioni ci hanno indicato la via, la mente diventa veramente utile nel tradurla in un piano!
E in tutto questo, la parte più complessa è imparare a creare spazio…
perché siamo così abituati a pensare ossessivamente ad ogni questione, che lasciar perdere ci sembra quasi un sacrilegio.

Imparare a farlo però, personalmente mi ha regalato una pace unica!

Ovviamente, come qualsiasi abilità, anche questa richiede pratica, esperienza, tentativi, errori, e soprattutto richiede il tempo necessario per imparare a osservare i propri pensieri con più distanza e più consapevolezza.
Ma più utilizzerai questo approccio, più noterai una cosa interessante: la tua mente inizierà naturalmente a diventare più chiara, più ordinata e meno caotica.

E se non l’hai ancora fatto, ti lascio qui sotto l’esperimento gratuito che ti citavo prima:

ti richiederà non più di 3 minuti al giorno, ma ti permetterà di notare più da vicino quanto i pensieri spesso controllino noi, e non il contrario.. e ti darà modo di riuscire a creare ancora più spazio, cosa estremamente utile per ragionare con più lucidità.

Detto questo, grazie davvero per aver letto fino a qui.

Spero sinceramente che questo metodo possa esserti utile tanto quanto lo è stato per me.

 

Un abbraccio e alla prossima,
Samuel

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