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Molte persone pensano che più anni passi a meditare e più otterrai benefici dalla meditazione.
Come se la meditazione fosse una sorta di accumulo di tempo.
Più ore fai, più avanzi.
Più anni pratichi, più ti avvicini a qualcosa.

Quando in realtà, se vuoi davvero riuscire a innalzare la tua vibrazione,
espandere il tuo livello di coscienza
e ottenere risultati pratici reali dalla meditazione,
c’è un passaggio fondamentale che va integrato prima ancora di iniziare a meditare che porta risultati incredibili nel giro di poco tempo.

Purtroppo è anche uno degli aspetti più trascurati dalla maggior parte delle persone.
E io per primo ci ero cascato.

Per quasi 10 anni da quando mi sono approcciato alla meditazione per la prima volta non l’avevo compreso fino in fondo.
Poi però, una volta realizzato davvero, ho aiutato decine di persone nella mia community Maestria dell’Invisibile a praticarlo…
e lì la meditazione ha iniziato a funzionare veramente.

In questo articolo voglio condividere con te questa singola chiave, dividendola in tre step che possono aiutarti a comprenderla e integrarla già da ora.

Step 1 — Fare esperienza diretta dello stato di coscienza

Molte persone pensano che ci vogliano anni chiusi dentro un monastero per riuscire finalmente a raggiungere ciò che la meditazione vuole portarci a realizzare.
La famosa illuminazione.

Quando in realtà, per fare esperienza dello stato verso cui la meditazione ci sta conducendo,
bastano anche solo due minuti.
E voglio dimostrartelo subito.

Se hai addosso un paio di occhiali, perfetto.
Se non li hai, vanno bene anche degli occhiali da sole.
E se non hai neanche quelli, puoi semplicemente creare con le dita due cerchi e metterli davanti agli occhi (come ho fatto io nella foto qua sotto ⬇️).

So che può sembrare ridicolo, ma resta con me un attimo.

Adesso prova a fare una cosa:
Porta attenzione non solo all’aspetto mentale che ti sta permettendo di comprendere razionalmente quello che stai leggendo,
ma anche alla tua percezione.
Alla percezione del tuo corpo.
Alla percezione visiva dello schermo.
A tutto quello che c’è intorno a te in questo momento.

E ora nota una cosa.
Nel tuo campo visivo non c’è solo il mondo che stai guardando.
Di mezzo ci sono anche gli occhiali, il frame (struttura).
E quel frame crea una separazione.
C’è il mondo… e ci sei tu.

Nel quotidiano siamo abituati a percepire senza ricordarci che, nel mezzo dell’esperienza,
ci siamo anche noi.
Sembra scontato,
ma non manteniamo quasi mai una quota di attenzione su noi stessi.

Per esempio, magari stiamo guardando un film
e a un certo punto ci accorgiamo di avere una gamba completamente addormentata perché era messa male da mezz’ora.
Se fossimo stati presenti anche a noi stessi, ce ne saremmo accorti molto prima.
Ma normalmente non lo facciamo.

Ora prova ad aggiungere un altro livello.

Mentre mantieni l’attenzione sul mondo che stai percependo,
prova anche ad ascoltare i silenzi tra una parola…
… e l’altra.

Non solo il contenuto.
I silenzi.
E nota come quei silenzi risuonano dentro di te…
in quella parte che sta “dietro gli occhiali”.
Quella presenza che sta osservando.
Quella percezione di “io” che in questo momento sta guardando il mondo.

Ecco.
Quello stato è esattamente ciò verso cui la meditazione ci vuole portare.

Certo, questo è solo un assaggio estremamente superficiale.
Ma il punto fondamentale è un altro:
renderci conto che è qualcosa di accessibile già da ora.
Non tra centinaia di vite.
Non dopo decine di anni in una caverna sull’Himalaya.
Adesso.

E questo cambia tutto.
Perché nel momento in cui capisci cos’è quello stato,
smetti di cercare ossessivamente la tecnica perfetta.

Molte persone passano da una tecnica all’altra continuamente.
“Questa non funziona”
“No, quella è migliore”
“No, devi fare quest’altra”
E continuano a cambiare tecnica senza aver compreso qual è il vero obiettivo.

L’obiettivo è radicarsi sempre di più in questo osservatore.
In questo stato di coscienza che osserva il mondo… ricordandosi contemporaneamente di sé.
Quello che alcuni chiamano “ricordo di sé”.

E pian piano, mantenendo questo stato, iniziano ad aprirsi possibilità completamente nuove.

All’inizio notiamo semplicemente una cosa molto evidente:
ci siamo noi…
… e c’è il mondo percepito.

Sembra banale.
Ma poi succede qualcosa di molto interessante.
Cominciamo a notare che tra noi e il mondo non c’è solo il frame degli occhiali.
C’è anche la mente.
La mente che parla.
Che commenta.
Che giudica.
Che crea dialoghi continui.

Eppure, se riusciamo a restare fermi in questo stato di osservazione mentre la mente continua a parlare…
iniziamo a renderci conto di una cosa enorme:
non siamo la mente.
E lo stesso vale per le emozioni.
Lo stesso vale per gli impulsi.
Lo stesso vale per tantissimi altri movimenti interiori.

È qui che la prospettiva cambia completamente.
Ed è qui che il nostro stato di coscienza comincia davvero a espandersi.

Step 2 — Comprendere il vero obiettivo della meditazione

Per spiegarti meglio questa cosa voglio portarti dentro un modello che ho creato personalmente: il modello dei tre cerchi.

Se desideri approfondire ‘il modello dei 3 Cerchi’, trovi il mio articolo a riguardo qui.

Il primo cerchio, quello più esterno, rappresenta la mente conscia.
La mente che utilizziamo ogni giorno per prendere decisioni, pensare, scegliere.

Quando siamo persi nell’overthinking,
stiamo utilizzando la mente conscia.

Poi abbiamo il secondo cerchio: il subconscio.

Qui vivono gli automatismi.
Le abitudini.
I comportamenti ripetuti così tante volte da diventare automatici.

Ma il punto più interessante è il centro.
Quel piccolo cerchio centrale.
La coscienza.

Quello stato che abbiamo toccato per un attimo con l’esercizio degli occhiali e dei silenzi.
Quella presenza che riesce a osservare la mente.
Se ci alleniamo abbastanza iniziamo davvero a notare questa separazione.
E anzi, è una delle cose più interessanti da sperimentare in prima persona:
ci sembra di essere la mente… ma in realtà non lo siamo.

Tornando al modello, questo punto centrale rappresenta quindi quella coscienza che raramente manteniamo stabile nel quotidiano.
La percezione di noi stessi.
E questa coscienza non solo ci permette di osservare la mente conscia, ma anche di iniziare a vedere gli automatismi del subconscio.
Cominciamo a notare gli impulsi mentre nascono.
E, cosa ancora più importante, iniziamo ad avere la possibilità di scegliere se seguirli oppure no.

So che può sembrare strano,
ma più si fanno esercizi di questo tipo,
e più la meditazione viene praticata nella maniera corretta,
più iniziamo ad accorgerci che siamo fatti da più strati.
E pian piano iniziamo a riprendere controllo.

Ma qui arriva il punto fondamentale.
Quello che abbiamo fatto prima è stato semplicemente renderci conto che questo punto di coscienza esiste.
Il vero obiettivo della meditazione però inizia da lì.
Lo scopo reale è espandere quel punto.

Quel piccolo centro comincia ad allargarsi sempre di più.
Sempre di più.
Fino a occupare tutto lo spazio interno.
Ed è qui che alcune persone, dopo una vita intera di pratica, arrivano a trasformare il subconscio in superconscio.

Cioè: portare presenza dentro quegli automatismi che normalmente viviamo senza rendercene conto.
Rendere stabile quella coscienza.
Fino al punto in cui smette di essere un’esperienza momentanea…
e diventa il modo naturale con cui vivono la realtà.

Step 3 — Portarlo nella vita quotidiana

La meditazione viene spesso associata a stati mistici, illuminazione, esperienze trascendenti.
Ed è sicuramente una parte reale della questione.

Ma resta un fatto:
continuiamo comunque a vivere una vita quotidiana.
Ed è proprio lì che questa pratica diventa davvero interessante.
Perché il beneficio più grande non è necessariamente “scappare” dalla vita.
È trasformare il modo in cui la vivi.

L’immagine che abbiamo spesso è quella del monaco in cima alla montagna.
Solo, tranquillo, senza problemi.
Ma la vera sfida è mantenere questa presenza nel traffico, nelle relazioni, nelle discussioni, nei problemi di tutti i giorni.
E quando inizi davvero a farlo, succede qualcosa di molto concreto.

La tua vita cambia.
Non tanto perché cambiano improvvisamente tutti gli eventi esterni…
ma perché cambia il tuo stato interiore.

Per esempio: qualcuno ti insulta.
Normalmente magari reagisci subito.
Oppure non reagisci, ma ci rimani malissimo.
Parte il senso di colpa.
Partono i pensieri.
Partono le emozioni.

Ma quando sei radicato in questo osservatore, accade qualcosa di diverso.
Noti la rabbia che sale nel corpo.
Noti la mente che parte con i suoi pensieri.
Noti l’impulso di reagire.

Ma contemporaneamente noti anche di non essere nessuna di quelle cose.
Le osservi muoversi.
E se continui a osservarle…
noti anche che se ne vanno.

Questo, nel tempo, porta una pace sempre più profonda.
Certo, ci saranno momenti in cui tornerai a vivere in automatico.
Capita.
Ma pian piano riacquisisci sempre di più la capacità di uscirne e ritornare presente.
E questo cambia completamente il modo in cui vivi.

La cosa interessante è che questa consapevolezza, col tempo, non resta confinata solo allo stato di veglia.
Inizia a spostarsi anche nei sogni.
I sogni diventano più vividi.
Arrivano i sogni lucidi.
E in alcuni casi anche esperienze di coscienza al di fuori del corpo.
Out of body experiences.
Esperienze che, più della meditazione stessa, portano molte persone a realizzare una cosa: che sì, viviamo dentro un corpo… ma non siamo il corpo.
Siamo quella coscienza che in questo momento sta abitando il corpo.

E lo so.
Può sembrare assurdo.
Ed è proprio per questo che invito sempre a fare esperienza diretta di queste cose, invece di limitarsi a crederci o rifiutarle a priori.

Perché finché restano solo concetti, rimangono filosofia.
Ma quando inizi a viverle… cambia tutto.

 

Un abbraccio e alla prossima,
Samuel

 

 

 

 

 

P.S. Questo è un modello dei 3 cerchi si basa sulla mia esperienza personale (e i relativi studi per comprendere al meglio). Si tratta di un’approssimazione della realtà, a mio avviso molto precisa, ma è limitata alla mia esperienza personale – e in quanto tale, non pretende di essere la verità assoluta. 5 anni fa non sarei riuscito a fare una tale sintesi, e magari tra 5 anni guarderò indietro rendendomi conto che le cose non stavano come pensavo. Prendilo dunque come modello operativo che ti possa fungere da bussola, ma ricorda: la mappa non è il territorio (e io non sono perfetto, per lo meno, non ancora)![non sono laureato in psicologia e ovviamente non è questo lo scopo dell’articolo]

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