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“Una notte, in tempi ormai remotissimi, l’uomo si svegliò e vide se stesso: vide di essere nudo sotto il cosmo, senza casa nel proprio corpo. Tutte le cose si dissolsero davanti al suo pensiero indagatore; meraviglia sopra meraviglia, orrore sopra orrore si dispiegò nella sua mente”. – Peter Wessel Zapffe
Il problema che oggi ti sta rovinando la giornata… tra qualche mese sarà un ricordo imbarazzante.
In questo momento sei su una roccia che fluttua nel vuoto a velocità folle…
…attorno a una stella che, nel grande schema delle cose, è insignificante…
… dentro una galassia con centinaia di miliardi di stelle.
Prima o poi, questa galassia non ci sarà più.
E molto prima, neanche tu ci sarai più.
No — questa non è una tragedia esistenziale.
È l’antidoto più potente contro l’ansia che io conosca.
È l’unico vero modo per essere felici.
È una disillusione.
“Disilluderti è il più grande regalo che posso farti. È a causa del tuo attaccamento all’illusione che consideri questa parola negativa. Quante volte avrai detto a un amico: ‘Che delusione dev’essere stata!’, quando invece dovresti festeggiare con lui. Delusione, disillusione significano ‘liberarsi dall’illusione’. Ma tu ti aggrappi alle illusioni”. – Socrate
Disilludersi non è per tutti… molti preferiscono rimanere illusi per tutta la vita.
Rimanere intrappolati nei problemi del quotidiano,
credendo che la propria vita sia l’unica cosa che conta.
Vivendo in questa illusione, ansia, insoddisfazione, e stress costante sono inevitabili.
Ma una volta crollata l’illusione, starà a te scegliere se tenerli nella tua vita, o scegliere la felicità.
Se leggerai questo articolo con attenzione, scoprirai sulla tua pelle cosa vuol dire disilludersi.
Partendo da,
La verità che tutti ignorano
Ti sei mai fermato a pensare al fatto che viviamo su una roccia nel bel mezzo del nulla?
Non “ah si, si.. è vero”.. no, no… intendo rifletterci sul serio.
Proxima Centauri, cioè la stella più vicina a noi (dopo il Sole), dista circa 4,24 anni luce, pari a oltre 40 trilioni (con la T) di chilometri.
La sua luce impiega più di 4 anni per arrivarci, viaggiando a una velocità di circa 300,000 km/s.
E quante stelle vediamo nel cielo ogni notte?
La nostra galassia, la Via Lattea, si estende per 100 mila anni luce di diametro.. cosa che, sinceramente, non riesco a concepire concettualmente.
E il nostro pianeta è solo un sassolino microscopico di essa.
Come la via Lattea poi, si stimano altri 2000 miliardi di galassie…
….ad ora ne abbiamo già osservate oltre 26 milioni.
Fermati,
e pensaci un attimo.
Pensaci davvero.
Le galassie sono come i chicchi di sabbia della spiaggia, se paragonate all’universo;
e il pianeta Terra è come una micro-particella di 1 singolo granello di sabbia.
Eppure, noi che viviamo su un’isoletta delle tante di questa micro-particella di questo singolo granello, insistiamo sul concentrarci su una parte insignificante del tutto.
Ci offendiamo quando qualcuno non risponde a un nostro messaggio,
o quando la vita ci dà un risultato diverso da ciò che speravamo.
La nostra attenzione (compresa la mia spesse volte) viene come rapita da questi dettagli ridicolmente piccoli, a tal punto che
ce li fa sembrare l’unica cosa che esiste;
ce li fa sembrare la tragedia più grande al mondo.
“Ogni uomo considera i limiti del proprio campo visivo, come i limiti del mondo”. – Arthur Schopenhauer
Solo pochi nella storia sono riusciti veramente a sfuggire a questa illusione.
Einstein, Leonardo da Vinci e Newton, per citarne alcuni dei più riconosciuti al giorno d’oggi, si dedicavano al pensiero universale.
Erano diversi perché non lasciavano che la loro mente venisse risucchiata dalle minuzie della vita quotidiana.
Siamo convinti che la genialità sia una questione di studio e test del quoziente intellettivo, quando in realtà è più una questione di prospettiva.
Un modo di vedere il mondo che non ci fa perdere in un bicchiere d’acqua.
Questa prospettiva, per quanto di dominio pubblico, non viene utilizzata da quasi nessuno.
Farla nostra è il primo passo per disilluderci (e quindi diventare dei geni), ma non l’unico, perché purtroppo, viviamo anestetizzati.
Come ci anestetizziamo senza rendercene conto
Come abbiamo visto, avere una visione d’insieme è fondamentale, ma
“La visione d’insieme non nasce solo dalla distanza; nasce anche dal tempo”. – Simon Sinek
Il motivo reale per cui la nostra società tratta questa questione di prospettiva universale come “una cosa per pochi universitari a cui non ha senso pensare nel quotidiano”, è perché, se pensiamo ad essa, ci rediamo conto di una verità ancora più scioccante:
che l’unica vera certezza che abbiamo, oltre a quella di essere nati, è che moriremo.
Questa è la seconda disillusione, la più difficile da accettare come “una notizia positiva”, ma come abbiamo visto, è solo questione di prospettiva.
Ma Samuel, “come può essere il pensiero della morte una cosa positiva?”.
Per capirlo, vediamo qual è il risultato della strategia che quasi tutti usano, cioè “non pensarci”:
Il filosofo Peter Wessel Zapffe, seppur molto più pessimista di me, ha identificato molto bene i 4 meccanismi che usiamo per “non pensarci”, e in questi sta la chiave del nostro dilemma:
1 - Isolamento
L’isolamento è il meccanismo più invisibile, perché spesso lo scambiamo per normalità.
È quando tagliamo via dalle nostre vite le idee che ci destabilizzano, come quelle che abbiamo appena affrontato.
Non dici “non esistono”, sai che sono vere… ma dici “non è il momento”.
E quel momento, misteriosamente, non arriva mai.
L’isolamento è l’arte di ignorare, e lo vediamo facilmente all’opera nella vita quotidiana: parlare di questi temi è un tabù. Spesso si devia nel giro di qualche istante, e non diventano quasi mai il vero argomento delle nostre conversazioni.
L’isolamento è come una diga. Non ferma l’acqua per sempre. La indirizza altrove, giusto abbastanza da farti arrivare a sera.
2 - Ancoraggio
L’ancoraggio è più strutturato.
Corrisponde al legarsi a qualcosa che dia stabilità.
Un tempo era la religione, ma ora è dato più da cose come
la famiglia,
la carriera,
un’ideologia politica,
una comunità,
o persino una routine.
Sono quei punti fermi che ci permettono di dire: “Questo sono io” o “Questo è ciò che conta”.
L’ancoraggio crea una cornice di significato che riduce il senso di smarrimento. Non elimina le domande profonde, ma le rende meno urgenti.. ci permette di non pensarci.
In un certo senso, è come usare una torcia di notte. Il buio non scompare, ma almeno sappiamo dove mettere i piedi, e questo ci fa star tranquilli.
In questo caso però, ci fa dimenticare che c’è un mondo al di fuori di ciò che la nostra torcia illumina.
3 - Distrazione
La distrazione è il meccanismo più utilizzato nel 21° secolo.
È l’arte — o la necessità — di riempire il tempo. Lavoro, serie TV, sport, social media, hobby, viaggi, impegni.
Se fino all’epoca dei nostri nonni, la noia portava alcuni ad uscire dall’illusione, oggi l’immensa quantità di stimoli tiene addormentata la maggior parte del genere umano.
Con la distrazione, ciò che conta non è la qualità dell’azione, ma il fatto di tenere la mente occupata abbastanza a lungo da non lasciare spazio al vuoto.
Questi sono i 3 meccanismi principali che ormai sono diventati un’abitudine sociale, ma che conseguenze hanno avuto?
Certo, funzionano benissimo per la sopravvivenza quotidiana.
Ti fanno lavorare,
ti fanno socializzare,
ti fanno “funzionare”.
Ma hanno un effetto collaterale preciso: ti impediscono di metabolizzare, fare tue, comprendere le domande profonde. E ciò che non metabolizzi non muore: resta come tensione.
È come mettere le notifiche in “silenzioso” sul cellulare: non scompaiono, si accumulano.
Se lo facciamo per una giornata non è un problema, ma se lo facciamo per una vita prendono un peso incommensurabile.
Il punto è questo: evitare il dolore nel breve termine non lo elimina. Lo sposta.
Il risultato è una vita piena di:
- ansia “senza motivo”
- senso di vuoto anche quando “va tutto bene”
- irritabilità e stanchezza cronica
- dipendenze leggere ma continue (scrolling, zuccheri, shopping, porn°, lavoro, dramma, perfezionismo)
- la sensazione di vivere in modalità “attesa”, come se la vita vera dovesse iniziare dopo
Quando ero piccolo, credevo che gli adulti avessero tutte le risposte.
Ma più crescevo, e più mi rendevo conto di un’incoerenza fondamentale: in molti mi davano consigli su cosa fare della mia vita, ma quasi nessuno di loro era felice… e non lo erano perché, sotto sotto, sapevano di non avere le risposte, e sapevano pure che non le stavano nemmeno cercando!
I detti popolari spesso la sanno lunga:
come si suol dire “le bugie hanno le gambe corte”.
Perché?
Perché prima o poi, la verità viene a galla.
Questo vale quando mentiamo agli altri, ma anche quando mentiamo a noi stessi.
C’è però un 4° meccanismo, di cui non abbiamo ancora parlato.
4 - Sublimazione
La sublimazione è il meccanismo più raro e al contempo più potente. Perché qui non scappi dalla verità. La usi.
Zapffe la considerava con pessimismo, ma a mio avviso è la vera chiave di volta – è alchimia pura.
La sublimazione, infatti, è la trasformazione dell’angoscia in arte e risposte.
Invece di evitare queste domande esistenziali:
ci rifletti,
scrivi un libro,
cerchi risposte,
fai ipotesi,
Scopri soluzioni.
L’arte, la scrittura, la musica, la filosofia, la scienza stessa possono nascere da questo impulso: prendere il mistero dell’esistenza e convertirlo in qualcosa di esprimibile, condivisibile, produttivo e persino bello… usando questo processo come via per risolvere il mistero.
Leonardo da Vinci ne era maestro – era un genio universale, esperto di:
pittura,
scienze naturali,
anatomia,
ingegneria,
matematica,
architettura,
ecc.
Scegliere questo approccio rispetto ai precedenti è la differenza tra ‘scappare da una domanda’ e ‘fare del cercare la risposta la propria missione di vita’ – non seguendo dogmi imposti da altri, ma avendo un vero pensiero universale.
La sublimazione non protegge dalla consapevolezza; ma trasforma il potenziale dolore in risposte.
È forse il modo più razionale di rispondere alla nostra condizione: non negarla, ma darle forma.
Questo non significa essere dei creduloni e “complottisti”, ma diventare analisti di fonte aperta.
L’esoterismo, per esempio, che spesso viene visto come un tabù di cui non parlare, diventa invece un’ipotesi di lavoro da testare in prima persona (non credere, testare):
Nel momento in cui vivi un O.O.B.E per esempio (esperienza di coscienza senza corpo fisico – fatto certo e documentato da innumerevoli testimonianze online), la tua visione del mondo non sarà più la stessa.
Arrivare a vivere queste esperienze in prima persona, è proprio ciò di cui ci occupiamo nella mia community, maestria dell’invisibile.
E a far passare questo messaggio, non sono solo “persone strane”, ma anche quelli comunemente accettati come grandi geni:
“Un essere umano è parte di un tutto, da noi chiamato ‘Universo’, una parte limitata nel tempo e nello spazio. Egli sperimenta se stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti, come qualcosa di separato dal resto – una sorta di illusione ottica della sua coscienza”. – Albert Einstein
I 3 Step per fare dell’alchimia (Sublimazione) la tua bussola di vita.
Veniamo al sodo: ora che sappiamo tutto questo, come lo integriamo nella nostra vita?
In 3 semplici step:
1. Non Dimenticartene
La mente dimentica tutto.
Se ti chiedo cos’hai mangiato 3 giorni fa a cena, probabilmente a stento te lo ricordi.
Se ti chiedo cos’hai mangiato 37 giorni fa, quasi sicuramente non lo sai.
Lo stesso vale per i contenuti che consumi, le idee che incontri, le scoperte che fai.
Per evitare dunque che ciò che abbiamo affrontato oggi rimanga un vago ricordo, che nel giro di pochi giorni sparisce, senza portare un miglioramento tangibile all’interno della nostra vita, serve un sistema di promemoria.
In altre parole, dobbiamo ricordarlo continuamente alla nostra mente, perché non se ne dimentichi.
Possiamo:
- leggere mensilmente almeno un libro che ci ricordi di queste questioni;
- iscriverci a newsletter che ogni settimana ci condividano prospettive di questo tipo (come, per esempio, la mia newsletter – è totalmente gratuita e ogni settimana ti mando contenuti proprio come questo qui);
- dedicare, nella nostra routine, dei momenti di riflessione e introspezione in cui trasformare queste domande in arte;
- circondarci di amici che non abbiano paura di fare pensieri di questo tipo, e parlarne frequentemente;
- e creare una libreria/raccolta dei contenuti che più ci hanno ispirato da questo punto di vista, da rivisitare periodicamente – per non dimenticare.
“Il tempo porta via tutto, anche i ricordi”. – Virgilio
Dunque non basta capire una volta.
Devi ricordarlo continuamente.
2. Cerca Risposte in Prima Persona
Non aspettare che qualcuno ti dia delle risposte preconfezionate a cui credere.
Prendi ciò che esiste come ipotesi di lavoro, non come verità, e comincia a sperimentare.
- Studia scienza e filosofia
- Metti tutto alla prova
- Esplora nuove possibilità
E soprattutto sii un vero analista di fonte aperta: non limitarti a ciò che è comunemente accettato. Spesso le grandi realizzazioni stanno in ciò che è di confine – ciò che una volta veniva reputato “eretico”, e ora “non scientifico”.
Ricorda inoltre che la perseveranza è la madre di ogni scoperta.
Non fare come quelle persone che dopo il primo esperimento fallito dicono “ecco, vedi, non funziona… chiaramente sono tutte cavolate”.
Bensì continui a sperimentare e non mollare mai, perché tanto alla fine cos’altro hai da fare? Sei su una roccia che gira in mezzo al nulla, meglio utilizzare quel tempo per trovare delle risposte vere.
Thomas Edison ha fatto oltre 1000 tentativi (o 10.000 – a seconda delle fonti) prima di riuscire a realizzare una lampadina elettrica funzionante e duratura… se molli dopo 20 tentativi, non arriverai mai a nulla.
3. Tieni un Registro
Tieni un diario degli esperimenti che fai, perché così:
- Non dimentichi
- Vedi pattern
- Noti contraddizioni
e soprattutto rafforzi la tua autonomia di pensiero.
Questo ti porta ad avere un approccio:
- sufficientemente razionale da non diventare un credulone, ma allo stesso tempo
- sufficientemente aperto da non trasformare la scienza in una religione a cui credere (invece che sperimentare).
Come disse Albert Einstein:
“La perfezione dei mezzi e la confusione degli scopi sembrano caratterizzare la nostra epoca”.
Riflettici.
Ricapitolando: la felicità, la genialità e la soddisfazione della vita non arrivano dal far finta che queste domande non esistano, ma da trasformare la nostra vita in un laboratorio alchemico e artistico che ne trova le risposte.
La tua capacità di vedere al contempo il dettaglio, tanto quanto la visione insieme, è ciò che fa la differenza.
Mediante la sperimentazione personale, puoi arrivare a delle esperienze che ti danno delle risposte che ti cambiano la visione della vita per sempre (e te lo dico per esperienza).
Grazie per aver letto fino a qua e spero che queste realizzazioni portino dei cambiamenti profondi all’interno della tua vita, come hanno fatto per la mia.
Ti saluto con queste parole:
“E quando sarai pronto a svegliarti, ti sveglierai.
E se non sei pronto, continuerai a fingere di essere un “povero piccolo me”. – Allan Watts
Un abbraccio e alla prossima,
Samuel
