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Crescendo, sei sempre stato sotto giudizio continuo:
se vai bene a scuola, sei un secchione; se vai male, sei un asino.
Se parli, sei logorroico; se non parli, sei asociale.
Se ti vesti elegante, “vuoi farti notare”; se ti vesti semplice, “non ti curi di te”.
L’unico modo per essere lasciati relativamente in pace era trovare quella via di mezzo in cui non eri né troppo da un lato, né troppo dall’altro.
Questa strategia però, ha le gambe corte: più cresci, e più diventa impossibile trovare una via di mezzo che vada bene a tutti.
Se affitti casa, “dovevi comprare”. Se compri, “dovevi affittare”.
Se studi, “dovevi lavorare”. Se lavori, “dovevi studiare”.
Se stai con una persona, “non è quella giusta”. Se cambi partner, “dovevi tenerla stretta”.
Se prima esisteva una via di mezzo in cui venivi lasciato in pace, ora qualunque cosa tu faccia avrai una schiera di persone pronte a dirti come “sarebbe stato meglio il contrario”!
Possibile che nessuno si faccia i cavoli suoi e mi lasci in pace?!
«Non prendere nulla sul personale. Niente di ciò che fanno gli altri è per colpa tua. Ciò che gli altri dicono e fanno è una proiezione della loro realtà». — Don Miguel Ruiz
Ed è proprio così: questo giudizio continuo non è destinato a finire (di certo non nel 21esimo secolo), perché è parte della natura umana il fatto di creare proiezioni di sé.
In natura, gli animali hanno un istinto chiave: riprodursi. Ed è grazie ad esso che le diverse specie sopravvivono negli anni!
Allo stesso modo, l’uomo ha un istinto simile, non solo sul piano fisico ma anche su quello mentale: ha il bisogno costante di “riprodurre” le proprie idee, di affermare la propria visione del mondo.
È così che costruisce e difende la propria identità.
Il giudizio allora non è altro che un riflesso di questo istinto: ogni persona, nel criticare o commentare, sta inconsciamente cercando di proteggere e riaffermare sé stessa (e le sue scelte).
«Fin quando l’uomo non ha dominato il desiderio, non ha dominato nulla. E non lo domina quasi mai». — Albert Camus
Giusto o sbagliato che sia, in Italia il tasso di infedeltà medio in un matrimonio è del 50%, il che dimostra che spesso è più difficile di quanto sembri riuscire a dominare i propri istinti.
E se dunque è improbabile che la maggior parte delle persone riesca a dominare il proprio istinto riproduttivo fisico, è ancora più improbabile che riesca a dominare quello mentale (che ha molti meno stigmi attorno)!
Se vogliamo sopravvivere senza impazzire, quindi, serve un’altra strategia.
Una strategia che non sia sperare che gli altri smettano di giudicare.
«Se conosci il nemico e conosci te stesso, non devi temere il risultato di cento battaglie. Se conosci te stesso ma non il nemico, per ogni vittoria avrai anche una sconfitta. Se non conosci né il nemico né te stesso, soccomberai in ogni battaglia». — Sun Tzu, The Art of War
Quindi:
- conoscere il nemico;
- conoscere se stessi;
- avere una chiara strategia per batterlo.
Questo è il nostro obiettivo, ed è ciò che vedremo in questo articolo…
…partendo proprio dal nemico (il giudizio).
Come Il Giudizio Sta Lentamente Rovinando Le Nostre Vite (anche se non ce ne rendiamo conto)
«Non è il mio modo di pensare che ha fatto la mia rovina, ma il modo di pensare degli altri». — Marchese de Sade
Questo giudizio continuo ci sta rovinando la vita, e il problema è che molti non se ne rendono conto!
Certo, ci sono dei casi che tutti vedono, come quelle persone che passano i giorni oscillando come un pendolo tra un’opinione e l’altra:
- Un amico dice che l’università è fondamentale → si iscrivono.
- Un altro dice che “la vera scuola è il lavoro” → mollano e cercano un impiego.
- Poi vedono un video motivazionale su YouTube e pensano di aver perso tempo.
E via di nuovo, avanti e indietro.
L’analogia del pendolo è estremamente indovinata: tirato da una parte, oscillerà inevitabilmente da quella opposta.
Questo pendolo però, è più subdolo di quanto pensiamo!
La sua trappola (del giudizio) può infatti sembrarci una cosa distante, un problema che ci affligge poco o per nulla, ma la realtà è che lo fa continuamente, anche se non ce ne rendiamo conto.
Infatti, ha condizionato le vite della maggior parte di noi prima ancora che fossimo realmente consapevoli!
Come?
Se chiedi a un bambino “cosa vuoi fare da grande?”, otterrai delle risposte magnifiche:
“l’astronauta”, “la cantante”, “il calciatore”, “la ballerina”, “il pilota di auto”.
E tutti “bravo”, “complimenti”, “grande”!
Fino a 7-10 anni sono risposte incoraggiate. Ma di lì in poi?
“sii realista”
“i soldi non crescono sugli alberi”
“tuo padre fa l’elettricista, è bene che lo faccia anche tu”
“anzi no, vai a studiare se non vuoi finire a far fatica tutta la vita”
A parte qualche rarissimo caso dove la famiglia continua a supportare veramente le ambizioni dei figli, nella maggioranza dei casi vengono presto Giudicate impossibili, e questi bambini vengono indirizzati sulla strada “giusta e fattibile” – in quest’epoca lo studio.
Spesso non viene fatto con cattiveria, ma è il primo dei 3 grandi giudizi che condizionano la nostra esistenza.
Il primo è la scuola, il secondo il lavoro, e il terzo la pensione!
Se non segui questa sequenza esattamente come gli altri si aspettano che tu faccia, scoprirai che anche il tuo tappeto di casa ha un’opinione per te!
Di nuovo, non si tratta di cattiveria: apparentemente lo studio è la scelta giusta!
Apprendere nuove cose, innalzare il nostro livello di consapevolezza e avere più risorse per affrontare la vita è sicuramente utile.
Ma siamo sicuri che imparare un sacco di concetti a memoria, che probabilmente non useremo mai in vita, e doverli saper ripetere esattamente come piace al professore (senza poter mettere in discussione quanto appreso) sia il modo migliore per imparare e sviluppare il pensiero attivo?
O forse è un modo per conformarsi e soccombere nuovamente al giudizio altrui?
Nota: non c’è nulla di male con fare l’università e studiare: dottori, ingeneri, avvocati, ecc sono tutte figure che permettono il buon funzionamento della società, e ai quali sono grato – se una persona desidera coprire questa posizione, ben venga.. ma per tutti quelli che lo fanno solo “perché gli tocca”, forse non è la scelta ideale per una vita felice e di soddisfazione. Non è nemmeno un affronto agli insegnanti, che spesso sono vittime in primis di questo modus operandi – personalmente ne ho avuti alcuni pessimi, ma altri fantastici, nonostante fossero limitati dai paletti di questo ‘sistema’.
Qui si apre una parentesi enorme che non tratteremo oggi, ma come per la scuola, anche il lavoro che facciamo e la prospettiva della pensione sono “macro-giudizi” che sono stati scelti dagli altri per noi, e che hanno dato forma alle nostre vite.
Oltre a questi, ci sono ovviamente quelli quotidiani:
- 👗 Abbigliamento: indossare o evitare certi vestiti non perché piacciano davvero, ma per paura che qualcuno ci giudichi “fuori luogo” o “strani”. “Cosa penseranno gli altri di questo vestito?” Spesso è un pensiero che arriva ancora prima di “e a me piace davvero?” “Mi è comodo?”
- 📱 Social network: pubblicare solo foto o pensieri che sembrano accettabili, filtrando ogni cosa per timore dei commenti o dei like mancati.
- 🍝 Cibo e diete: ordinare al ristorante un’insalata invece di un piatto più abbondante, non per scelta personale ma per paura di sembrare “ingordi” o poco salutisti.
- 🎓 Carriera: seguire la strada “più rispettata” dalla famiglia o dalla società, anche se non è quella che davvero ci appassiona.
- 💬 Espressione delle opinioni: tacere in una conversazione perché si teme di essere giudicati “ingenui” o “diversi”.
- ecc ecc
«Gli occhi degli altri sono le nostre prigioni; i loro pensieri le nostre gabbie». — Virginia Woolf
Questo nemico (il giudizio):
- è subdolo;
- è ovunque;
- ed è estremamente difficile sfuggirgli.
Anch’io ci sono cascato, molte volte.
Mi sono iscritto all’università per esempio, non perché pensassi fosse ciò che volevo fare, ma perché tutti intorno a me mi dicevano che lo fosse, a tal punto da convincermi che ero io che stavo sbagliando.
E come in questa scelta, anche in molte altre sono cascato in questa trappola (e a volte ci casco tuttora).
Ammettere di esserci cascati non è facile.
Per questo, per renderti conto di quanto il giudizio sia più subdolo di quello che pensiamo (come vedremo tra un attimo), ti consiglio di iniziare a notare come le persone intorno a te ci cascano continuamente.
Notalo e facci attenzione, non per giudicarle, ma perché più lo noterai su di loro, e più diventerà facile notarlo anche su di te (e quindi fare il primo passo per evitare che accada)!
Notando i comportamenti degli altri, infatti, ho imparato a conoscere il mio nemico (come suggerito da Sun Tzu).
Ma per imparare a sfuggire alle sue grinfie, ho dovuto scoprire il Boomerang del Giudizio.
Il Boomerang del Giudizio
Abbiamo visto prima che chi critica gli altri spesso sta cercando di difendere la sua visione del mondo.
Del resto, se davanti alle stesse opzioni un’altra persona fa una scelta diversa dalla mia, probabilmente uno dei due ha fatto la scelta sbagliata – o per lo meno così la vedono in molti, e quindi è loro premura farci subito notare come la scelta che suggerivano loro sia quella corretta.
La questione però crea un problema più grande: un boomerang e uno specchio!
«Spesso chi critica gli altri rivela ciò che gli manca dentro». — Shannon L. Alder
Come ci mostra la psicologia, giudicare gli altri è spesso uno specchio di sé stessi.
Chi mente spesso è il primo ad accusare gli altri di falsità.
Chi vive nella paura del giudizio morale è il primo a puntare il dito contro “peccati” o “errori” negli altri.
Chi ha desideri che non si permette di vivere è spesso il più duro nel condannare chi, quei desideri, li esprime liberamente.
Il giudizio è quindi uno specchio, ma è anche un boomerang!
Per lo stesso principio appena visto, chi giudica gli altri è il primo a giudicare (pesantemente) sé stesso!
In altre parole, più giudichi gli altri (e quindi pensi che il tuo giudizio sia importante), più riterrai importante il giudizio (ipotetico o reale) degli altri su di te.
E anche se ti sembra di non farlo, ricorda: il giudizio è un nemico subdolo, si nasconde in bella vista!
Al di là delle classiche “pettegole”, sempre pronte a puntare il dito, la maggior parte delle volte, giudichiamo le persone senza nemmeno rendercene conto.
Un paio di anni fa, ho avuto l’occasione di conoscere una coppia fantastica, che al contrario di molte, ogni anno che passa sono sempre più felici di stare insieme.
Quando gli ho chiesto quale fosse il loro segreto, mi hanno detto che ne hanno due:
- Avere chiaro gli obiettivi reciproci (e ne vedremo l’importanza a breve),
- E soprattutto aver rimosso il giudizio dalla loro vita – personale e di coppia!
Un esempio che mi hanno fatto è il fatto che lui (come molti uomini) non ama andare a trovare i suoceri.
Per questo, quando lei va da loro, spesso e volentieri non gli chiede di venire; e per le occasioni in cui lo fa, poi gli regala un massaggio alla spa.
A un primo sguardo può sembrare assurdo: se stanno insieme è chiaro che lui “dovrebbe“ andare a trovare i suoi di lei.
“dovrebbe”
mmm
Vediamo di tradurre questa parola.
Dovrebbe = Mi aspetto che lo faccia
Mi aspetto che lo faccia = Se lo fa è bravo, se non lo fa no
Se lo fa è bravo, se non lo fa no = Giudizio
Molte relazioni, infatti, vanno a rotoli per questo: le aspettative che si hanno verso l’altra persona non vengono raggiunte, e il conseguente giudizio ci allontana sempre più.
Ma ci siamo mai fermati a chiedere perché ci aspettiamo questo dall’altra persona? E se è quello che lei vuole veramente?
Certo, quando si sceglie di condividere la vita con qualcuno, i compromessi fanno parte del gioco: non sempre quello che piace a uno piace anche all’altro, ed è normale così.
Ma se impariamo a riconoscere quando è il nostro giudizio — attraverso le aspettative — a voler guidare la vita dell’altro, possiamo trasformare la situazione.
Invece di restare intrappolati in tensioni e delusioni, si possono trovare soluzioni creative e leggere, come accordarsi su piccoli “patti simpatici”: per esempio, ricevere un massaggio come gesto di ricambio.
In questo modo, non solo si evita di accumulare tensioni a lungo termine (in tutti i sensi haha), ma si rende la relazione più giocosa e viva.
Al di là dell’esempio delle coppie comunque, la nostra prima arma per smettere di essere vittima del giudizio altrui, è smettere di giudicare gli altri.
Smettere di avere sempre un’opinione sulle loro scelte.
Smettere di avere delle aspettative verso di loro (altrimenti saremo vincolati dalle loro aspettative verso di noi).
E in generale, smettere di giudicare (qualunque forma questo giudizio possa prendere).
Smettere di giudicare significa lasciar liberi gli altri, e quindi noi stessi.
Se non pretendiamo più che le altre persone facciano ciò che ci aspettiamo, smetteremo di sentirci costretti a fare ciò che gli altri si aspettano da noi!
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati…» – Matteo 7,1-2
In altre parole, “vivi e lascia vivere”.
Per riuscire a farlo davvero però, è necessario riuscire a liberarci delle nostre paure: quelle consce e soprattutto quelle inconsce.
Fino a quando non saremo liberi da quelle, non potremo mai essere veramente liberi di “vivere e lasciar vivere”.
Proprio per questo, ho deciso di estratte una lezione dal mio progetto Maestria dell’Invisibile e rendertela disponibile gratuitamente qui:
In questa lezione vado nel merito di della Reale Influenza dei Blocchi Emotivi, e dell’esatto metodo che ho usato per liberarmene (veramente) una volta per tutte!
Ci vuole un po’ di tempo per metterlo in atto con precisione, ma è un metodo a mio avviso veramente fenomenale.
Dacci un’occhiata, è gratis e ne vale veramente la pena!
Una volta smesso di giudicare gli altri, quindi, e grazie al fatto di esserti liberato per sempre dalla paura, sarai libero dal giudizio degli altri…
… ma rimarrà difficile capire quando i loro consigli sono veramente utili, e quando invece sono delle manipolazioni (consce o non) da non ascoltare.
Riuscire a fare questa distinzione però, è più facile di quanto sembri.
È La Via Della Freccia!
La Via Della Freccia (Il Vero Significato di Fregarsene)
Molti pensano che “fregarsene” significhi ribellione o passività, ma vederla così porta a poco.
Il menefreghismo inteso come ribellione è solo un’altra forma di prigione del giudizio: ribellarsi a tutto, infatti, significa essere schiavi del contrario.
Dover sempre fare l’opposto, e quindi non essere veramente liberi di scegliere.
La passività invece ci porta a non fare nulla, e spesso ad indulgere nel sentimento di “povero me”… rendendoci incapaci di crearci una vita che ci soddisfi veramente.
Fregarsene in modo realmente vantaggioso per noi invece, è l’atto intelligente di scegliere attivamente cosa merita attenzione e cosa no.
E per farlo, sono necessari 3 elementi fondamentali, che ho racchiuso nel framework ‘OPS’!
O-biettivi 🎯
«Se non punti a nulla, lo raggiungerai ogni volta». — Zig Ziglar
Immagina di essere Robin Hood, l’arciere degli arcieri…
… cosa ti rende il migliore?
Il fatto che non manchi mai il BERSAGLIO.
Senza bersaglio, non sarebbe possibile avere una metrica per valutare le tue abilità!
Allo stesso modo, se viviamo la vita senza obiettivi chiari, qualunque cosa capiti va bene, perché non stiamo andando da nessuna parte: non abbiamo un bersaglio…
… e quindi non esiste una direzione corretta e una sbagliata per noi.
Se questa è una nostra scelta di vita, ottimo!
Ma se ogni tanto ti capita di pensare “le cose andrebbero meglio se…”, significa che, sotto sotto, in realtà hai degli obiettivi, che però non ti sono chiari, altrimenti li avresti raggiunti o saresti su un chiaro percorso per arrivarci.
Hai quindi una volontà di cambiamento, e porsi un obiettivo chiaro è la base per realizzarlo!
Perché, oltre a renderti chiaro dove stai andando,
«Gli obiettivi ti permettono di controllare la direzione del cambiamento a tuo favore». — Brian Tracy
P-riorità
«Devi decidere quali sono le tue priorità più alte e avere il coraggio di dire “no” al resto. Il modo per riuscirci è avere dentro di te un “sì” più grande». — Stephen R. Covey
Senza obiettivi e valori chiari, sei una spugna: assorbi tutto, e vieni sballottato in mille direzioni (come il pendolo visto prima).
Una volta stabiliti i tuoi obiettivi invece, puoi dedurne le tue priorità.
Quindi, Robin Hood, se il tuo obiettivo è il tuo bersaglio, la freccia è la tua volontà ed attenzione, e le priorità sono la traiettoria della tua freccia.
Quando sai dove stai andando, diventa facile distinguere cosa ti sta mantenendo in traiettoria, da cosa ti sta portando fuori!
Ti faresti fare il progetto strutturale di casa tua da un Pittore?
O il dipinto del soggiorno da un Geometra?
Probabilmente no, perché sai quali sono le loro competenze, e quali no.
Allo stesso modo, quando sai dove stai andando, puoi valutare la capacità degli altri di aiutarti ad arrivarci, e quindi capire se i loro consigli, opinioni e giudizi ti sono utili o no.
Come regola generale: se non ci sono arrivati loro in primis, difficilmente sanno insegnarti come arrivarci!
«La conoscenza è esperienza, tutto il resto è solo informazione». — Albert Einstein
O in altre parole:
«Chi non ha mai imparato non potrà mai insegnare». — Platone
Se per esempio vuoi diventare un calciatore professionista, e in famiglia tua nessuno lo è mai diventato, i loro consigli su cosa dovresti fare, per quanto in buona fede, saranno spesso mere opinioni “da bar”, che a volte possono avere un fondo di verità, ma sono tendenzialmente fuorvianti.
Sullo sport siamo tutti d’accordo, ma nelle questioni di vita spesso lo dimentichiamo.
Può sembrare banale, ma quante volte ci capita di chiedere consiglio a chi ci sta intorno, anche se non hanno mai raggiunto ciò che vogliamo raggiungere noi?
S-ilenzio Mentale
«Il silenzio non è mai vuoto. È pieno di risposte». — Buddha
Come abbiamo già visto in “Il Modo Più Veloce Per Cambiare La Tua Vita (La Via Del Guerriero)”, quella vocina che abbiamo nella testa (pensieri), che spesso non siamo in grado di controllare, sa essere un gran problema.
Quando stiamo provando a raggiungere un obiettivo, spesso è la prima a remarci contro:
“è troppo difficile, lascia perdere, non ne sei capace”
“perché impegnarsi tanto, meglio sdraiarsi e guardare un film”
“perché stai facendo diversamente dagli altri?”
Anche se abbiamo obiettivi e priorità chiare, se non diventiamo padroni di noi stessi, saremo sempre soggetti al giudizio della nostra mente pensante, che è il critico più brutale della storia!
«La disciplina è il ponte tra obiettivi e risultati». — Jim Rohn
La disciplina, che inizia proprio dall’imparare a governare la mente, è il paraocchi che ci permette di non distrarci quando stiamo scoccando la nostra freccia.
È anche ciò che nel tempo fortifica la nostra freccia (Volontà ed Attenzione) al punto da renderci inarrestabili!
Io per anni ho fatto questo errore: ho imparato a fregarmene del giudizio degli altri, ma mi trovavo comunque la vita tra tensione, rabbia e apprensione proprio a causa della maggior parte dei miei pensieri che erano autogiudizi pesanti (ed inutili).
Se mi svegliavo 30 minuti dopo l’orario prefissato, me la prendevo con me per il resto della giornata per aver perso tempo prezioso.
Se non riuscivo a raggiungere un obiettivo nei tempi stabiliti, mi sentivo deluso e fallito.
E in generale, ero – la mia mente – la causa del 99% delle mie emozioni negative.
Visto da fuori, può sembrare stupido, ma nella nostra mente, ogni sciocchezza diventa un problema enorme.
Quando questa condizione è eccessivamente fuori controllo, può portarci addirittura alla depressione.
Questo è il motivo per cui siamo molto più bravi nel dare consigli ai nostri amici che non a noi stessi – perché abbiamo un certo distacco dalla loro vita, ma fatichiamo a distaccarci dalla nostra (a causa della nostra mente)!
Riuscire a farlo però, è un’abilità necessaria se vogliamo sfuggire una volta per tutte al giudizio: dobbiamo diventare osservatori dei nostri pensieri (involontari) tanto quanto lo siamo di ciò che dicono gli altri!
I 6 Step per Fregarsene
Riassumendo quindi, fregarsene non significa essere passivi o ribelli, ma avere la capacità di discernere cos’è utile a noi (al fine di raggiungere i NOSTRI obiettivi), e cosa no.
La vita da pendolo porta confusione, ansia, pensieri inutili e a vivere per gli altri.
La vita da freccia porta pace, direzione, felicità.
Per vivere la via della freccia, è fondamentale sviluppare l’abilità di riuscire a sfuggire al giudizio!
- Riconoscere quanto insidioso e nascosto sia il giudizio → conoscere l’avversario
- Smettere di giudicare gli altri → liberarci dalla trappola del giudizio
- Definire obiettivi CHIARI → avere una bersaglio
- Fortificare Volontà ed Attenzione → costruire una freccia per raggiungere il bersaglio
- Stabilire priorità coerenti → definire la traiettoria per colpire il bersaglio
- Allenare la mente al silenzio → non farci distrarre nel processo
Questi sono i 6 step per vivere la via della freccia.
Metterli in pratica non è facile, ma riuscire a farlo, anche solo in parte, regala un senso di leggerezza senza eguali!
È una vera e propria porta alla libertà, la libertà di fare veramente ciò che ci interessa a NOI, senza preoccuparci di cosa pensano gli altri.
“Allenare la mente al silenzio” è forse lo step più complesso fra questi e meriterebbe un libro a parte, ma esisto 2 incredibili trucchi che ci semplificano la vita:
- 1° Imparare a domare la nostra mente inconscia, argomento che approfondisco nella lezione gratuita che ti lascio di seguito: clicca qui
- Il 2° L’ho svelato nel mio articolo “Come diventare più intelligente del 99% delle persone”.
Se questo ti è piaciuto, sono certo che quello ti piacerà ancora di più!
Grazie per la tua attenzione!
Un abbraccio e alla prossima,
Samuel
«…Perché la mia libertà dovrebbe essere giudicata dalla coscienza di un altro?». — 1 Corinzi 10:29
