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“Le idee mi vengono quando meno me le aspetto, come un lampo”.
— Nikola Tesla

Tutti ne abbiamo fatto esperienza.

È una domenica in cui hai più tempo del solito.
Hai fame e ti metti a cucinare “a caso”, senza seguire una ricetta, senza un’idea precisa.
E con tuo grande stupore, viene fuori qualcosa di sorprendentemente buono.

La volta dopo provi a rifarlo, misurando tutto… e non ha più lo stesso sapore.

Magari non ti è capitato con il cibo, ma parlando:
come quella volta in cui hai fatto una battuta spontanea e tutti hanno riso.
Poi hai provato a rifarla, a pensarci bene prima di dirla… e non era più la stessa.

O magari con il tuo corpo:
quando, per la prima volta, hai iniziato a ballare seguendo semplicemente la musica, e tutto sembrava funzionare.
Poi qualcuno ti ha insegnato i passi “giusti”… e hai smesso di sentire il ritmo.

A tutti è capitato, almeno una volta, di fare qualcosa per la prima volta
senza sapere “quanto fosse difficile”
e farlo incredibilmente bene.

Per poi incontrare qualcuno che ci spiegasse quanto fosse complesso…
e accorgersi che non riuscivamo più a replicarlo.

Questa viene chiamata “fortuna del principiante”.
Un colpo di fortuna, si dice.
Un momento in cui, per caso, tutto si allinea.

Eppure…
quella che sembra semplice fortuna, nasconde qualcosa di affascinante.

Pensaci.

Nonostante gli incredibili strumenti, conoscenze e informazioni disponibili oggi, non siamo mai riusciti a replicare la genialità.
Ci hanno raccontato che imparare è la chiave dell’intelligenza.
Ma se fosse davvero così, un percorso accademico renderebbe automaticamente geni.
E invece non accade.

Milioni di persone studiano musica nei conservatori,
ma praticamente nessuno è diventato un nuovo Wolfgang Amadeus Mozart.
Migliaia di matematici si formano nelle migliori università,
ma quasi nessuno ha mai eguagliato l’intuizione di Carl Friedrich Gauss.
Le accademie perfezionano artisti,
ma non producono nuovi Leonardo da Vinci.
E nemmeno con database infiniti e software avanzati di allenamento per gli scacchi
si costruiscono nuovi Magnus Carlsen “a comando”.

La spiegazione più immediata è semplice:
“sono nati così”.
Talento. Genetica. Un dono.
E forse è vero… almeno in parte.

Ma allora c’è una domanda che resta aperta:
perché, anche senza essere Mozart o Gauss,
tutti noi abbiamo vissuto momenti in cui, anche solo per un attimo,
abbiamo funzionato allo stesso modo?

Senza sforzo.
Senza controllo.
Senza sapere davvero cosa stavamo facendo.

Forse non era fortuna.
E forse non era nemmeno talento.
Forse… era qualcos’altro.

Un tipo di abilità che va oltre l’intelletto.

“Ogni bambino è un artista. Il problema è come rimanere artisti quando si cresce”. — Pablo Picasso

Rimanere artisti, rimanere geni, significa mantenere la piena consapevolezza di tutte e 3 le nostre intelligenze.

1ª Intelligenza: L’intelligenza Del Corpo

Ci sembra che studiare sia la chiave per imparare, eppure:

  • nessuno ha imparato a camminare leggendo un manuale;
  • nessuno ha imparato a parlare, partendo dallo studio della grammatica;
  • e nessuno è diventato un campione in uno sport, perché continuava a pensarci sopra all’infinito.

Superficialmente, ci sembra che l’utilizzo della mente sia stato la chiave per apprendere queste cose.
Ma se guardiamo con attenzione, scopriamo che non è così.

Pensa a quando hai imparato a guidare.
All’inizio c’era tutto: specchietti, frizione, marce, pedali, distanze, velocità, segnali, mani, piedi, sguardo. Ogni cosa sembrava richiedere attenzione separata. Ogni gesto era una decisione. Ogni decisione era uno sforzo.

Poi, un giorno, qualcosa è cambiato.

Non perché hai trovato una formula segreta.
E nemmeno perché ci hai pensato meglio.
Ma perché, senza quasi accorgertene, il tuo corpo ha iniziato a sapere.

Ora guidi mentre pensi ad altro.
Parli.
Ascolti musica.
Ti orienti.
Prevedi.
Ti muovi nello spazio come se il gesto avesse iniziato a farsi in autonomia.

E qui c’è una verità enorme, quasi scandalosa per la cultura moderna:
quando impari davvero, non è perché pensi di più.
È perché a un certo punto non hai più bisogno di pensarci: lo fai e basta!

È come se il tuo corpo avesse imparato, e ora lo facesse per conto proprio, senza che tu debba veramente impegnarti (un po’ come il tuo respiro, che se non ci pensi, procede da solo).

Questa è l’intelligenza del corpo, un tipo di intelligenza che nell’era della mente, ci siamo dimenticati di avere… ma che in realtà, ci aiuta ogni giorno.

Possiamo chiamarla memoria procedurale.
Possiamo chiamarla apprendimento implicito.
Possiamo chiamarla automatizzazione.
E queste descrizioni sono utili.
Ma restano, in un certo senso, etichette.

Descrivono il fatto che qualcosa avviene, ne osservano il meccanismo superficiale.
Ma non penetrano il mistero di come avvenga nel suo senso più profondo.

Questa intelligenza del corpo è in grado di apprendere da sola, e di prendere decisioni autonome.

In seguito a uno shock per esempio (come un brutto incidente), l’intelligenza del corpo apprende di non ripetere quell’atto.
Di lì in poi, ogni volta che ci troveremo a dover andare in macchina, ci salirà una paura, come una sorta di “blocco” dentro di noi… non è una cosa ragionata, non lo facciamo apposta a bloccarci, semplicemente “succede”.
Non è una scelta razionale (della mente pensante), ma del corpo.

Ci sarebbero interi libri da scrivere a riguardo, ma sebbene estremamente affascinante ed incompresa, l’intelligenza del corpo non è l’unica che abbiamo.
Esiste infatti un secondo tipo di intelligenza, che tutti conosciamo, e che è in grado di governare (in parte) anche l’intelligenza del corpo.

2ª Intelligenza: La Mente Razionale

Sei alla cassa, hai appena fatto un acquisto; la cassiera ti dà il resto…
… ma qualcosa dentro di te dice “qui c’è qualcosa che non va!”.

Quindi ti fermi un attimo, guardi lo scontrino, conti i soldi che hai in mano,
e ti accorgi che i conti non tornano!
Lo riferisci dunque alla cassiera, che si scusa, e ti dà la differenza che ti è dovuta.

La mente razionale ti ha permesso di fare questo conto, e di non “farti fregare”.
La mente, quindi, serve.

Seve per distinguere.
Serve per valutare.
Serve per confrontare.
Serve per pianificare.
Serve, banalmente, per fare i conti alla cassa!

Ma serve anche a “programmare” l’intelligenza del corpo.

Negli esempi visti prima, come ballare, guidare, parlare,
è proprio la mente a decidere “voglio imparare questo”,
a dirigere i primi tentativi,
i primi movimenti,
le prime decisioni…
… e sebbene questi primi tentativi fatti con la mente razionale siano un po’ goffi, sono ciò che ci permette di convincere l’intelligenza del corpo a subentrare, la quale, a seguito di ripetizioni, apprende e prende il sopravvento, imparando a gestire il tutto in autonomia.

Certo, anche una volta diventati bravi, possiamo ancora usare la mente per pensare i movimenti, ma molto spesso siamo sovrappensiero mentre li facciamo, proprio perché la mente non è più necessaria.

Anzi, quando la usiamo, spesso la performance peggiora.

Il tiratore che pensa troppo sbaglia.
Il cantante che si ascolta troppo si spezza.
Il nuotatore che entra nella testa perde il ritmo.
Il ballerino che controlla tutto perde la grazia.
La persona che vuole disperatamente piacere smette di essere magnetica.

Se la mente razionale fosse veramente il nostro strumento migliore, l’unica vera fonte di intelligenza, pensare di più porterebbe a migliori risultati in tutto.
Invece non è così, abbiamo fatto un errore di gerarchia.
Abbiamo preso uno strumento straordinario e lo abbiamo incoronato sovrano assoluto.
Abbiamo iniziato a pensare che più mente significhi sempre più intelligenza.
Più analisi, più controllo, più volontà cosciente, più supervisione interna.

Eppure, l’esperienza ci dimostra il contrario. Ci sono altre 2 intelligenze altrettanto importanti. Una è quella del corpo, e l’abbiamo appena vista; ma l’altra, è quella usata da tutti i grandi geni.

Prima di passare alla 3a intelligenza, la più interessante, se non l’hai ancora visto, ho creato un esperimento completamente gratuito, l’Esperimento dell’Attenzione, che in soli 3 minuti al giorno ti permette di notare come questo eccessivo focalizzarsi sulla mente che ci hanno insegnato, ci inibisce dal notare le altre intelligenze che ci compongono.

Se non lo hai ancora provato, ti consiglio di darci un’occhiata… perché un’esperienza vale più di mille parole

3ª Intelligenza: L’Intuizione

Hai un problema, e sei determinato a risolverlo a tutti i costi.

Ti metti lì e:
ci pensi,
ci ripensi,
prendi carta e penna e ci ragioni,
fai ricerche online,
poi ci rifletti ancora…
… ma non sembra esserci soluzione.

A un certo punto ci rinunci, decidi di fare una pausa, e mentre sei concentrato su tutt’altro…
…“boom”… ecco la soluzione che ti arriva in mente come un lampo a cel sereno!

Corri a prendere carta e penna, e te la segni per bene prima di dimenticarla.

Quella che ho appena descritto è un’esperienza che prima o poi a tutti è capitata, ma quello che nessuno ci dice è che è la chiave della genialità!

Spesso, trattiamo queste soluzioni come dei colpi di fortuna, o come delle connessioni fatte dalla nostra mente quasi per caso… quando invece, da secoli Geni e Artisti tentano di dirci che si tratta di un’altra intelligenza, con un potenziale enorme:

“La soluzione mi venne all’improvviso… come un lampo. Non arrivò attraverso uno sforzo cosciente”.
— Henri Poincaré

“Le idee arrivano da Dio”.
— Wolfgang Amadeus Mozart

“Le idee sono nell’aria, devi solo prenderle”.
— Thomas Edison (attribuita)

“Le idee mi vengono da qualche parte che non conosco”.
— David Lynch

“Il pensiero creativo non è logico: è intuitivo”.
— Carl Jung

Come abbiamo visto, la mente razionale è uno strumento fenomenale, ma l’errore del nostro secolo è credere che sia il vero segreto della massima intelligenza.

Come disse Einstein invece:

“Non ho mai scoperto nulla con il processo del pensiero razionale”.
— Albert Einstein

Sottolineando come le sue scoperte fossero un fattore intuitivo, non ragionato.
“il lampo di genio”
“l’intuizione”
“il sogno di notte”
Sono il punto di partenza di tutte le più grandi scoperte.
Poi sì, la mente razionale ci si applica, le comprende, le rende riproducibili.
Ma non è la fonte della genialità, piuttosto il suo “traduttore”.

“L’intuizione è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servitore. Abbiamo creato una società che onora il servitore e ha dimenticato il dono”.
— Albert Einstein

Comprendere l’esistenza di questa terza intelligenza, e la gerarchia con cui Einstein ce la illustra, spiega molte cose.
Spiega perché il “lampo di genio” viene descritto come un lampo, appunto, non come un ragionamento costruito.
Spiega perché così tante intuizioni profonde emergono quando si smette di sforzarsi.
Spiega perché il sonno, il sogno, la doccia, la camminata, la meditazione, il ritmo, il silenzio, sembrano aprire accessi che il pensiero lineare non riesce a forzare.

Forse la mente è meravigliosa nel preparare il terreno, nel decidere in che direzione puntare.
Ma la vera magia, la fa l’intuizione.

La fortuna del principiante: quando diventiamo Geni senza rendercene conto

Ora che abbiamo chiare queste 3 intelligenze che ci compongono, anche la “fortuna del principiante” diventa spiegabile.

Le citazioni di questi grandi geni che abbiamo appena visto ci mostrano come tutti suggeriscano che le idee siano “nell’aria”, o sul “piano dell’intuizione”… e quando riusciamo a sintonizzarci su questo, la comprensione ci arriva come un fulmine a cel sereno.
Non è una questione ragionata, e nemmeno calcolata… è un sapere a priori.

È quello che accade quando ci applichiamo per la prima volta a un qualcosa, e ci dimentichiamo di usare la mente:
invece di “pensare a come fare”,
invece di “ragionare una soluzione”,
invece di “cercare di capire”,
lo facciamo e basta.

Prendiamo la palla da basket, e tiriamo senza pensarci, facendo canestro.
O ci mettiamo in cucina, e prepariamo qualcosa in modo spensierato, creando un capolavoro.
O prendiamo un foglio e una penna, e scriviamo una poesia, che stupisce anche noi.

Stiamo, a tutti gli effetti, connettendo la 1a intelligenza (del corpo) con la 3a (l’intuizione, che tutto sa).

E fin tanto che rimaniamo liberi dalle interferenze della mente, sperimentiamo la “fortuna del principiante”.
In altre parole, proprio perché non ci preoccupiamo di tutte le cose che la mente ci farebbe pensare a riguardo, ci viene bene e senza sforzo.

Sembra assurdo, vero? Meno mente (spesso) significa migliori performance!

A livello teorico ha quasi del ridicolo, ma la vita ce lo dimostra continuamente.
Se osserviamo un bambino ed un adulto, per esempio, che si approcciano per la prima volta alla stessa lingua, emerge una differenza sorprendente.

Nonostante una mente meno sviluppata, capacità cognitive inferiori, e un’intelligenza limitata dall’età, un bambino apprende la lingua:

  • più velocemente
  • più fluentemente
  • e con miglior accento

rispetto ad un adulto.

E non solo: lo fa quasi senza sforzo, come per gioco, sempre con il sorriso.
Mente l’adulto ci mette più impegno, più serietà, più testa… eppure ottiene risultati inferiori.

E nella vita, spesso ce ne siamo accorti:
L’atleta che rende peggio appena la posta emotiva (teghe mentali) sale troppo.
Il musicista che in prova vola e sul palco si irrigidisce.
La persona che in privato è brillante e in pubblico inciampa su se stessa.

Il punto non è che prima ci fosse magia e poi sia svanita.
Il punto è che prima non c’era interferenza della mente.

Questo, ovviamente, non significa che il lavoro razionale non conti.
Conta eccome.
Conta la preparazione.
Conta lo studio.
Conta la disciplina.
Conta la ripetizione.
Conta il rigore.

Ma è altrettanto chiaro che il lavoro rigoroso non è ciò che genera direttamente il lampo.
Più che altro prepara il sistema a riceverlo.
Come se il pensiero pulisse il vetro, ma la luce non venisse dal vetro.
Questa è una distinzione enorme.
Con questa prospettiva, emerge che il genio non è semplicemente una mente che calcola meglio.

È una struttura umana che, in qualche modo, è capace di:

  • raccogliere molta realtà
  • disciplinarsi senza irrigidirsi
  • sostare nel problema senza forzarlo
  • tollerare il non sapere
  • lasciare spazio al non-lineare
  • riconoscere il lampo quando arriva
  • tradurlo in forma senza ucciderlo

In altre parole, forse i grandi geni non sono quelli che pensano sempre di più.
Forse sono quelli che hanno imparato a collaborare con una forma di intelligenza che il pensiero da solo non controlla.

Quell’intelligenza che emerge, quando siamo veramente attenti al momento presente.

A questo punto, la domanda non è più soltanto:
come pensa un genio?
Ma diventa:
che cosa accade in un essere umano quando la mente smette di occupare tutto lo spazio?

Ed è li che la meditazione entra in gioco: perché ci insegna a creare quello spazio che ci permette di osservare tutte e 3 le intelligenze, ed usarle in coordinazione, anziché illuderci di averne una sola.

E se ti interessa approfondirlo, ti lascio qui il link alla mia community, dove ogni giorno andiamo sempre più in profondo del lato pratico di queste tematiche!

 

Un abbraccio e alla prossima,
Samuel

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