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Una delle domande che mi viene fatta più spesso sulla meditazione è questa:
“Come faccio a capire se sto davvero progredendo?”

Ed è una domanda più che legittima.

Perché molte persone si avvicinano alla meditazione, si siedono, chiudono gli occhi, provano per qualche minuto…
…e dopo poco si ritrovano con una sensazione molto semplice, ma molto comune:

“Ok, ma che sto facendo esattamente?”

Magari arrivano i pensieri.
Magari arriva la noia.
Magari sembra di stare semplicemente lì, ad occhi chiusi, a pensare.

E allora viene il dubbio:
sto meditando davvero?
sto sbagliando qualcosa?
sto andando avanti oppure no?

In questo articolo voglio rispondere una volta per tutte a questa domanda, mostrandoti quelli che possiamo definire i tre livelli della meditazione.

L’obiettivo è duplice:
da una parte aiutarti a capire a che livello ti trovi attualmente, dall’altra mostrarti come procedere da un livello all’altro, così da portare sempre più nella tua vita quotidiana un vero senso di pace profonda, stabilità e tranquillità.

Se sei nuovo da queste parti, il mio nome è Samuel e pratico meditazione da oltre 9 anni.
All’inizio in modo più saltuario,
poi nel tempo in modo sempre più costante,
e soprattutto sempre più in profondità.

Ed è proprio questa esperienza che mi ha portato a riconoscere con chiarezza i tre livelli che sto per mostrarti, che spero possano fungerti da mappa che ti permetta di evitare gli stessi “blocchi” che ho avuto io.

Partiamo dal primo.

Livello 1 — L’attenzione (il punto da cui partono tutti)

Il primo livello è quello dell’attenzione. In termini più tradizionali viene chiamato Dharana.
Questo è il punto da cui partiamo tutti.
Ed è anche il punto in cui la maggior parte delle persone si ferma.

Perché?
Perché è qui che la meditazione sembra noiosa.

Magari ti è già successo:
ti siedi,
schiena dritta,
occhi chiusi…
inizi.

Passano pochi minuti e arriva il pensiero:
“Quanto è noiosa questa cosa?”
“Quanto tempo devo stare qua con gli occhi chiusi?”
“Ma è normale che io stia pensando in continuazione?”

E la risposta è: sì, è normalissimo.

Tendenzialmente quello che succede all’inizio è proprio questo:
chiudi gli occhi e ti ritrovi a pensare…
…ad occhi chiusi.

Dopo poco la cosa diventa persino frustrante.
Non vedi l’ora di smettere.
E ti sembra che la meditazione sia semplicemente un esercizio strano e noioso.

In realtà, quello che sta succedendo è che ti trovi esattamente nel primo livello:
il lavoro sull’attenzione.

Cosa si fa davvero in questo primo livello

In questa fase, la meditazione è fondamentalmente un allenamento per riprendere il controllo della propria attenzione.

Ci si dà un oggetto specifico su cui focalizzarla.

Può essere il respiro, che nella mindfulness è sicuramente l’esempio più famoso.
Può essere la fiamma di una candela.
Può essere un mantra ripetuto mentalmente.
La forma cambia poco.

Quello che conta è questo:
stai portando l’attenzione su una cosa sola.

E lì comincia il vero esercizio.

Mettiamo per esempio che tu stia osservando la fiamma di una candela.
La guardi.
Rimani lì.
E dopo poco ti viene in mente:
“Cavolo, mi sono dimenticato di fare quella cosa”
“Oddio, poi devo fare anche quell’altra”
“E domani?”
“E ieri?”

E nel giro di pochi secondi sei già completamente partito nei tuoi pensieri.

Il ruolo di questo primo allenamento è proprio renderti conto che te ne sei andato via con la mente, e riportarla indietro.

In altre parole:
“No, aspetta. Quello che stavo facendo era allenarmi a mantenere l’attenzione su questa fiamma”.

E torni lì.
Poi scappi di nuovo.
E torni lì.
Poi ti perdi ancora.
E torni lì.
Questo è il primo livello.

Il punto in cui molti mollano

Il problema è che all’inizio questa cosa è particolarmente difficile.

L’attenzione continua a scappare.
A volte ti rendi conto dopo parecchi minuti che eri completamente immerso nei pensieri e che avevi smesso da un pezzo di fare l’esercizio.

Ed è proprio qui che molte persone mollano la meditazione.

Ed è un peccato,
perché i livelli successivi aprono delle possibilità veramente enormi.

Non parlo solo di “esperienze particolari” o di concetti astratti, ma anche e soprattutto di qualcosa di molto concreto:
una calma e una pace nella vita quotidiana che sono fenomenali.

Già solo questo, da un punto di vista pratico, cambia tantissimo.

Ma per arrivarci bisogna capire che il primo livello non è “stare fermi e non pensare”. Il primo livello è accorgersi che la mente è scappata e riportarla indietro.

Questo è il lavoro iniziale.

Livello 2 — La concentrazione (quando smette di essere una lotta)

Il secondo livello è la concentrazione.
In termini tradizionali: Dhyana.

La differenza rispetto al primo livello è sottile… ma profondissima.
Nel primo livello è tutto un tira e molla:

  • ti concentri
  • ti perdi
  • torni
  • ti perdi di nuovo

Continuamente.

Nel secondo livello, invece, qualcosa cambia.
I pensieri non spariscono,
ma tu riesci a rimanere concentrato molto più a lungo.

Non è più: “mi perdo ogni 5 secondi”
Ma: “rimango lì… per un po’… poi magari mi perdo… ma torno, e resto lì ancora di più”

Gli intervalli cambiano.
E questo fa tutta la differenza.
Non stai più combattendo continuamente con la tua attenzione.
Hai iniziato ad avere padronanza.

In realtà questo stato lo hai già sperimentato.

Quando studi e sei completamente immerso.
Quando guardi un film e perdi la cognizione del tempo.
Quando un artista è dentro al suo lavoro e non si distrae ogni due secondi.
È lì.
Dentro.

Quella è concentrazione.
La differenza è che con la meditazione impari a entrarci volontariamente, senza perdere il controllo.
E soprattutto… anche su cose che non sono “stimolanti”.

Guardare una candela non è come guardare un film.
Eppure, quando riesci a concentrarti anche lì… diventa estremamente appagante.

Perché da qui nasce una grande tranquillità.

Non solo mentre mediti.
Ma nella vita quotidiana.
Hai più controllo sulla tua attenzione → hai più controllo sulla tua esperienza.
E questo cambia completamente il modo in cui vivi le giornate.

Un punto importante:

Non esiste un momento preciso in cui puoi dire:
“Ok, ora sono ufficialmente nel livello della concentrazione”.
È qualcosa che senti.
È uno stato.

Un po’ come andare in bicicletta:
puoi spiegare tutto quello che vuoi…
ma finché non ci sali sopra, non lo capisci davvero.

Per questo dico sempre:
non basta leggere, conoscere, sapere… bisogna sperimentate.

Livello 3 — Meditazione / Contemplazione (quando sparisce la separazione)

Il terzo livello è quello che possiamo chiamare meditazione vera e propria, o contemplazione.
In termini tradizionali: Samādhi.
Qui le cose iniziano a diventare difficili da spiegare a parole.
Ma ci proviamo.

Nei primi due livelli c’è sempre una struttura chiara:

  • tu che osservi
  • qualcosa che osservi
  • ogni tanto un pensiero

C’è una dualità.
“Io” e “l’oggetto”.
Anche quando sei concentrato, questa separazione rimane.

Qui qualcosa cambia.
Nel terzo livello, questa separazione inizia a dissolversi.
Non c’è più così chiaramente:

  • osservatore
  • osservato

C’è una sensazione di unità.
Come se tutto accadesse in un unico campo.
È difficile da descrivere, perché non è un concetto.
È un’esperienza.
Un po’ come spiegare cosa significa essere innamorati.
Puoi dirlo in mille modi… ma non è la stessa cosa che viverlo.

Due modi di vederlo

A seconda delle tradizioni:

  • c’è chi considera meditazione e contemplazione come due fasi diverse
  • c’è chi le vede come un unico stato, con diversi livelli di profondità

Ma al di là delle definizioni, l’esperienza è quella.
Meno dualità.
Più unità.

Dalla mente al cuore

Se guardiamo tutto il processo nel suo insieme, possiamo dirla così:
si parte dalla mente…
e si arriva al cuore.

All’inizio è un allenamento tecnico:
non distrarsi
tornare
ripetere

Poi diventa sempre meno mentale…
e sempre più esperienziale.

Fino a quel senso di unità che non puoi davvero spiegare, ma puoi vivere.
Ora, al di là delle esperienze più “mistiche” — che sono affascinanti — c’è una cosa molto più concreta.

E per me, altrettanto importante.
Più vai in profondità…
più questa stabilità te la porti nella vita.

Meno:

  • pensieri continui sul passato
  • preoccupazioni sul futuro
  • scenari mentali che ti fanno stare male

E più:

  • tranquillità
  • presenza
  • pace

Non solo mentre sei seduto a meditare.
Ma durante la giornata.
Mentre vivi.
E questa, probabilmente, è la trasformazione più grande.

Se vuoi iniziare a osservare meglio questo meccanismo dell’attenzione — quanto scappa, quanto influenza le tue giornate — ho creato un piccolo esperimento guidato gratuito di 7 giorni 👉🏽 Esperimento dell’Attenzione

Ogni giorno (per 7 giorni) riceverai una mail con un piccolo esercizio di 2-3 minuti.
Questo ti aiuterà ad osservare, in prima persona, di cosa stiamo parlando.
Il chiacchiericcio mentale.
La possibilità di uscirne.
E quel senso di pace che inizia a emergere.

E se questi argomenti ti affascinano e vorresti farne esperienza in prima persona, dai un’occhiata alla Maestria dell’Invisibile, la mia community dove grazie ad attenzione, meditazione, ed esplorazione di possibilità fenomenali come le out of body experiences, impariamo a vedere la vita da un altro punto di vista: un punto di vista che ci dona pace e serenità.

 

Un abbraccio e alla prossima,
Samuel

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