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La coscienza, non ha senso.

Sappiamo che di giorno siamo coscienti:

  • sentiamo caldo,
  • freddo,
  • gioia,
  • dolore,
  • la fantastica sensazione di essere innamorati,
  • la tremenda sensazione di avere paura;

ma come mai sentiamo tutto questo?

Per darti un po’ di contesto, conosciamo meglio la superficie di Marte, che è a 780 milioni di km da noi, che non la nostra coscienza.

Sappiamo anche che di notte sogniamo, ma oggettivamente, conosciamo meglio i fondali marini, che non cosa siano e come funzionino veramente i sogni… è un qualcosa che facciamo molta fatica a comprendere fino in fondo…

… A tal punto che, per molto tempo abbiamo creduto che i sogni fossero solamente allucinazioni prodotte dal nostro cervello.

Ma ne siamo veramente sicuri?
Che differenza c’è tra il “me” che percepisce nei sogni, e il “me” che percepisce da sveglio?
E come mai alcuni sogni sono talmente reali, che confondono il velo che separa la realtà materiale da quella onirica?

Le recenti scoperte della fisica quantistica sembrerebbero portare in tutt’altra direzione, suggerendo che i sogni potrebbero non essere allucinazioni… e la mia esperienza personale, lo conferma.

Queste scoperte ci mostrano che la coscienza ha più livelli di quanti pensassimo, e in questo articolo te li mostrerò tutti e 5!

Ciao, se sei nuovo qui, il mio nome è Samuel e da anni sono un ricercatore nell’ambito dell’energia e della coscienza.

E in questo articolo condividerò con te i 5 livelli di coscienza che ho esplorato e vissuto in anni di ricerca, studio e soprattutto pratica.

Il primo lo viviamo tutti, è comune…
…. ma con ogni livello successivo, andremo sempre più in profondità; ed arrivati in fondo, non vedrai più la vita con gli stessi occhi.

Iniziamo.

Livello 1: Automatismo

È il più ordinario e al contempo il più misterioso livello di coscienza.

Lo viviamo quotidianamente, sia nel sonno che durante la veglia.

Durante il giorno, le chiamiamo abitudini:

  • la capacità di guidare la macchina o la bici mentre stiamo pensando a tutt’altro;
  • fare la doccia seguendo sempre gli stessi gesti, quasi senza renderci conto del tempo che passa e dei movimenti che stiamo facendo;
  • o parlare nella nostra lingua madre: costruendo frasi complesse e scegliendo i tempi verbali giusti… in modo automatico, naturale, senza sforzo.

Un bambino fa una fatica immensa a portare a termine questi compiti, ma negli anni, a forza di ripeterli, è come se una parte di noi imparasse a diventare un pilota automatico che li svolge senza sforzo, mentre la nostra parte consapevole è spesso impegnata nel pensare a tutt’altro.

Nonostante si tratti di un’esperienza quotidiana, il come avvenga è un qualcosa che va oltre la nostra comprensione.

La scienza ha imparato a riconoscerne i percorsi neurali, ma il modo in cui questi si trasformano in esperienza viva, vera e reale… resta, ancora oggi, in gran parte un mistero.

A questo pilota automatico, la psicologia da 2 nomi: subconscio ed ego.

Il primo, il subconscio, è quella parte di noi che, nonostante non capiamo a pieno, è responsabile del 90% o più delle nostre azioni quotidiane.

Pensaci:

  • quando inizi un nuovo lavoro, ti richiede uno sforzo enorme, ma negli anni diventa un gioco da ragazzi;
  • quando provi a ballare per la prima volta, sei scoordinato, rigido, scattoso ma se persisti, pian piano diventi sciolto, fluido, quasi magico;
  • e lo stesso vale per ogni azione quotidiana.

Tutto questo, non perché stai pensando più intensamente ai movimenti, ma perché ti diventano naturali, quasi come se accadessero da soli. Non ci devi più pensare… proprio perché sono diventati territorio del subconscio.

Se non lo hai mai notato, prova ad osservare il mondo in cui cammini: nota come lo fai senza pensarci, come i movimenti partano sì per un tuo comando, ma come poi procedano quasi da soli, guidati solamente dalla tua intenzione.
È un qualcosa di tanto banale, quanto affasciante.

Quando diciamo “ho imparato” spesso dimentichiamo che intendiamo dire “una parte di me ora sa farlo in automatico, senza che io debba sforzarmi consciamente” (come quando camminiamo).
Quella parte, è il subconscio.

L’altro aspetto, l’ego, è quel senso di “io”.
Di individualità.
Quel sottoinsieme di automatismi (del subconscio) che costruisce e difende l’immagine di sé, la nostra personalità.

Da un punto di vista scientifico, gli automatismi corporei (ballare, guidare, lavorare) sono pattern neuromotori consolidati. Il cervello li “sposta” dalla corteccia prefrontale (sede di sforzo e attenzione) verso i gangli della base e il cervelletto. Diventano letteralmente subconsci nel senso tecnico: non richiedono più elaborazione cosciente.

Gli automatismi mentali invece (i pensieri ripetitivi, le narrazioni su di sé, le reazioni emotive, le preoccupazioni, ecc) hanno una struttura simile, ma con una differenza cruciale: portano un senso di identità.
Il pensiero “sono fatto così”, “questa cosa mi fa sempre arrabbiare”, “non sono capace” non è solo un pattern neutro, è un pattern che si auto-riferisce, che dice io.
È un automatismo con la firma “me”.

Ci sono migliaia di cose che si potrebbero dire su questo livello di coscienza, ma quella che quasi nessuno sembra aver notato è che questo Livello 1 funziona in maniera praticamente identica anche durante la notte!

Frammenti di pensieri iniziano a muoversi,
intere scene prendono vita,
e senza che tu te ne renda conto, ti trovi in un nuovo mondo.

Il mondo dei sogni, che la coscienza genera per se stessa.

Un attimo prima stai volando nel cielo infinito,
e l’attimo dopo stai parlando con una persona che non incontravi da anni.
Il tuo pilota automatico, diventa regista e attore allo stesso tempo.

In questa fase sia il subconscio che l’ego sono presenti, ma in proporzioni interessanti.

Nel sogno, la corteccia prefrontale è quasi inattiva (quella sede del giudizio critico, del “aspetta, questo non ha senso”).
Quello che rimane attivo è il sistema limbico, la memoria emotiva, le associazioni profonde.

Quindi nel sogno:

  • Il subconscio parla più liberamente: proietta simboli, paure, desideri, pattern irrisolti.
  • L’ego è presente ma indebolito: c’è ancora un “io del sogno” che reagisce, si spaventa, vuole cose, ma è meno rigido, meno sorvegliato.

Per questo nei sogni puoi fare cose “fuori personaggio”, o al contrario ripetere ossessivamente gli stessi schemi – entrambi rivelatori.

Infatti:

  • I sogni ricorrenti e i sogni ad alta carica emotiva sono spesso ego, un pattern identitario “non risolto” che continua a girare.
  • I sogni più caotici, simbolici, spiazzanti sono spesso subconscio profondo che elabora materiale al di là della narrativa di sé.

Esplorando i livelli più profondi, capiremo che non tutti i sogni rientrano in queste 2 categorie, ma per ora, fermiamoci a queste.

In tutti i casi però, il sogno procede in automatico,
un po’ come quando ti lavi i denti mentre ripensi agli eventi della giornata.

Sei lì,
sei presente,
stai vedendo tutto quanto.
Eppure, in un certo senso… non ci sei.
Sei nei tuoi pensieri.

E la cosa più strana di tutte è che il sogno sembra così vero;
o per lo meno vero quanto la realtà di ogni giorno – fino a quando non ci risvegliamo il mattino.

Questo è il livello in cui la maggior parte delle persone vivono la propria vita, quel livello che è un mistero su cui siamo tutti d’accordo:

  • scienziati
  • fisici quantistici
  • filosofi
  • mistici

Tutti concordano che la realtà dello stato di veglia è una realtà relativamente stabile e condivisa (ma che la maggior parte di noi vive immersa nei propri pensieri).

E quella dello stato di sogno, in buona parte, un universo “immaginario” prodotto dalla nostra coscienza.

Ma non possiamo dire lo stesso per il livello 2.

Livello 2: Consapevolezza di sé

C’è un momento strano… quasi impercettibile, che prima o poi a quasi tutti è capitato.

Sei arrabbiato.

Qualcuno ha detto qualcosa che non avrebbe dovuto dire,
e qualcosa dentro si accende.

Il corpo si tende,
il pugno si stringe,
la voce si fa più marcata.

Ma questa volta succede qualcosa di diverso.

Nel mezzo di tutto questo, proprio mentre questa emozione sta salendo, una voce silenziosa osserva:

“Ok… mi sto arrabbiando”

E per un attimo… non sei solo la rabbia.

Sei anche quella consapevolezza che la guarda salire,
che osserva le reazioni del corpo,
e che si è resa conto che tutto questo stava per accadere con qualche secondo di anticipo.

È questione di un attimo, ma quell’attimo cambia tutto.

Questo stato è ciò che la scienza definisce meta-consapevolezza: non sei più solo immerso nei suoi processi automatici, ma hai attiva una funzione di monitoraggio interno.

In neuroscienza, è legato a circuiti come la corteccia prefrontale, che permettono di osservare pensieri ed emozioni invece di esserne completamente guidati.

Si crea una distanza, minima ma incredibilmente potente, tra:

  • lo stimolo,
  • la reazione,
  • e chi se ne accorge.

Non sei più completamente in modalità automatica (infatti, hai notato la rabbia che saliva).
Ma non sei nemmeno libero (perché non hai deciso tu di arrabbiarti, semplicemente è successo).
Sei quindi… nel mezzo.

Filosofi e mistici hanno dibattuto per anni di questa realizzazione, ma la semplicità con cui la descrivono le Viktor Frankl non ha eguali:

“Tra lo stimolo e la risposta c’è uno spazio.
In quello spazio risiede il nostro potere di scegliere la nostra risposta.
Nella nostra risposta risiedono la nostra crescita e la nostra libertà”.

Fino a questo punto, eri i tuoi pensieri.
Eri le tue emozioni.
Eri la tua storia.

Ma se osservi con attenzione questo stato, accade qualcosa di radicale.

Ti accorgi che:

  • i pensieri… appaiono
  • le emozioni… si muovono
  • le reazioni… emergono

Ma non sono esattamente “te”.

Frankl era ebreo e visse durante il nazismo. Fu deportato nei campi di concentramento, tra cui Auschwitz. Lì perse gran parte della sua famiglia.
Nonostante si trovasse in una situazione che molti avrebbero definito insopportabile, proprio quella sofferenza estrema lo portò a una scoperta che cambiò completamente il suo modo di viverla: si accorse che esiste uno spazio tra lo stimolo e la risposta.
Capì di non essere il dolore o la rabbia che provava, ma la coscienza che li osservava salire e scendere; e che tra questa coscienza e queste emozioni, c’era uno spazio… quello spazio in cui risiede la libertà di scegliere come rispondere.
Questo gli permise di non essere più soltanto una vittima delle circostanze, ma di mantenere una forma di libertà interiore.
Il dolore bussava alla porta, ma Frankl non era più costretto ad aprire, non era costretto a esserne vittima.

Non si sta parlando di reprimere, ma al contrario, di osservare con attenzione.
Di notare come questa rabbia o dolore che salgono, siano semplicemente fluttuazioni di energia nel nostro corpo.
Di notare come con l’ardore della nostra attenzione, possiamo trasformare questa energia in pace interiore.

È lì il vero potere: il primo momento in cui il “personaggio” e l’“osservatore” iniziano a separarsi.

Nelle tradizioni orientali, questo è l’inizio della consapevolezza del Sé.

Se non l’hai mai provato, ti lascio QUI il link ad un esperimento completamente gratuito che ho creato: dura 7gg, e in soli 3 minuti al giorno ti permetterà di vivere in prima persona l’esperienza che ti sto descrivendo.

È completamente gratuito!

Tornando a noi:
La cosa affascinante è che anche questo 2° livello, lo ritroviamo nel modo dei sogni.

Poche persone si rendono conto di questa separazione nella vita materiale, alcuni lo notano solamente qualche volta… ma chi lo nota sempre più, inizia a sperimentare un fenomeno strano: i sogni lucidi.

I sogni lucidi sono sogni in cui ti rendi conto di star sognando, ma sei ancora nel sogno.
Puoi agire come fai da sveglio, ma lo fai all’interno del sogno.

In questo stato, però, le leggi della fisica sono diverse:

  • puoi volare;
  • costruire grattacieli con la forza del pensiero;
  • e persino parlare con altri personaggi.

Ed ecco il paradosso.
Sei ancora dentro il sogno… ma sai che stai sognando.
E questo ti dà una libertà incredibile che in un sogno normale non avresti.

Per chi non lo ha mai sperimentato, può sembrare infantile, può sembrare un giocare con le illusioni della propria mente.

Eppure, per chi lo ha vissuto, qualcosa è cambiato per sempre.

Una distanza si è aperta.
Uno spazio è nato.

E una volta che hai visto che nel sogno hai capacità di intendere e di volere tanto quanto nella realtà materiale, un dubbio inevitabile sorge:
e se la realtà fosse solamente un sogno condiviso e più stabile?”.

Livello 3: Coscienza del Sé oltre il sé

Questa lucidità acquisita nel livello 2, questa sensazione di star realizzando di essere in un sogno, resta con te, e cresce sempre più, fino a portarti a vedere la vita con nuovi occhi:

  • magari ti arrabbi… ma sai che è una reazione, non sei tu; e pian piano, ti arrabbi sempre meno.
  • magari ti sale l’ansia… ma vedi che è la mente che sta creando scenari, e tu riesci ad osservarla in azione; rendendo questo fenomeno sempre più raro
  • magari il tuo dialogo interno è attivo… ma ti accorgi che riesci a osservare questi pensieri mentre emergono per conto loro; e ti è sempre più chiaro che non sei i nemmeno i tuoi pensieri, ma quella consapevolezza che li osserva.

La vita diventa come un sogno lucido da sveglio.

Hai più controllo.
Più chiarezza.
Ma sei ancora dentro la struttura che osservi.
Il sogno non è finito.
È solo diventato… trasparente.

Qui entriamo nel regno dove realtà e ciò che credevamo fantascienza si fondono.

Dove si hanno le famose OOBE, esperienze di coscienza fuori dal corpo. Dove si realizza che mente e corpo fisico sono solo strumenti, ma noi siamo un qualcosa che va oltre questi.

Da un punto di vista neuroscientifico, questo stato si colloca in una zona ancora poco compresa… ma non completamente sconosciuta.

In particolare, sono coinvolte aree come la giunzione temporo-parietale, una regione del cervello che integra:

  • percezione del corpo
  • orientamento nello spazio
  • senso di “dove sono io”

Quando questa integrazione cambia, qualcosa di sorprendente accade:

Non perdi coscienza.
Non sogni.
Non sei completamente dissociato.
Ma la tua posizione… cambia.

Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.
Perché descrivere tutto questo solo in termini neurologici
è come spiegare un tramonto parlando di lunghezze d’onda.

Le tradizioni contemplative parlano di questi stati da millenni, con una precisione sorprendente.

Molto prima che esistessero scanner cerebrali, descrivevano già:

  • la separazione dal corpo,
  • il movimento della coscienza,
  • l’esistenza di altri piani di realtà.

E qui emerge un punto delicato.
La scienza sta iniziando ora a misurare questi fenomeni. La fisica quantistica inizia appena a suggerire che la realtà non è così solida come sembra.
Ma entrambe… sono ancora indietro rispetto alla profondità con cui queste esperienze sono state esplorate per esperienza diretta.
Non perché siano “meno valide”. Ma perché stanno osservando da fuori…
…qualcosa che può essere davvero compreso solo da dentro.

Nel sogno, questo stato corrisponde alle OOBE, esperienze di coscienza al di fuori del corpo (o viaggi Astrali).

Non si parla più di sogni lucidi:
non sei più solo consapevole di stare sognando, ma ti rendi anche conto che il sogno è una tua proiezione… e la lasci cadere.

Esci dal sogno.
E questo ti porta a una realizzazione straordinaria: i sogni erano sì una tua proiezione, ma che stavi vivendo mentre eri in una realtà condivisa e reale.
Succede un po’ come quando nello stato di veglia, smetti di essere immerso nei tuoi pensieri, e realizzi veramente ciò che ti sta intorno – in una parola, diventi presente.
Quando lo fai nel mondo onirico, questo crolla, e ti ritrovi in una nuova realtà, vivida e reale almeno quanto quella di veglia.

A volte ti ritrovi perfino a guardare il tuo stesso corpo.
Il sognatore… si separa completamente dal sogno.

E qui il paradosso diventa ancora più profondo.
Se prima eri nel sogno sapendo di sognare… ora non sei più nemmeno nel sogno.

La vita continua.
Il corpo si muove.
La mente pensa.
La vita accade.
Ma tu non sei più limitato dalle barriere del corpo fisico;
e non sei più limitato alla realtà materiale.

Hai realizzato il Sé, ma non lo hai ancora trasceso.

Livello 4: Trascendenza

Al di là degli stati di sogno e veglia, al di là della realizzazione del Sé, e al di là delle esperienze di coscienza al di fuori del corpo, c’è un altro stato.
Uno stato che la mente fatica a comprendere.

Non è immaginazione,
non è nemmeno consapevolezza di sé.
È uno stato in cui non esiste più osservato ed osservatore.

È pura e silenziosa consapevolezza, che è consapevole di sé.

La mente, quella vocina che chiacchiera tutto il giorno nella nostra testa, rallenta, e poi sparisce.

Il corpo rimane, i sensi rimangono, ma si fondono con il mondo.

Non sei più una parte separata dell’universo.
Non c’è più un io che osserva, e un “tutto il resto” dove le cose accadono.
Non senti i suoni, ma semplicemente, ci sono.
Non vedi il mondo, ma semplicemente c’è.

La consapevolezza non è più incentrata in un punto tra le orecchie, ma è un campo aperto in cui tutto accade.
Il senso di “io”, di “personalità” diventa debole, impercettibile, a tratti inesistente.

È una sensazione che i meditatori di varie culture descrivono da millenni: il realizzare di essere l’Essere, non il Fare.

Da un punto di vista scientifico, è uno stato ancora molto lontano da una comprensione accurata, ma in parte già documentato, con esiti stupefacenti.

In condizioni normali, gli emisferi destro e sinistro del cervello sono tendenzialmente scoordinati.

Quando meditatori esperiti sono stati analizzati in questo stato, invece, i 2 emisferi erano incredibilmente sincronizzati, come se stessero suonando la stessa sinfonia.

Questa sincronizzazione porta la sensazione diretta di essere… altrove.
O meglio: di non essere più localizzati da nessuna parte.

Come abbiamo già visto però, parlarne solamente in termini scientifici, non gli renderebbe giustizia.

Qui entriamo in un territorio dove la scienza tradizionale è nettamente più indietro rispetto alla fisica quantistica, e dove la fisica quantistica è nettamente più indietro rispetto alle tradizioni esoteriche.

Qui l’ego e la mente non sono più al centro.
Non sono nemmeno il punto di riferimento.
Sono solo… un oggetto tra gli altri.
Pensieri, emozioni, corpo, identità… tutto appare nello stesso spazio.
E tu sei quello spazio.

Nelle tradizioni spirituali, questo è spesso descritto come:

  • il testimone puro;
  • la coscienza che osserva senza identificarsi;
  • il punto in cui il “sé personale” viene visto per quello che è: una costruzione.

Nel sogno, questo stato prosegue intoccato.
Non si parla più di sogni lucidi, non sei più solo consapevole di stare sognando. E non si parla nemmeno di Viaggi Astrali, perché non sei più separato dal resto.

“Io e il Padre siamo Uno Solo” disse Gesù.
– Giovanni 10:30-3

Ancora una volta, la vita continua, il tuo corpo funziona, e la tua esistenza prosegue.
Ma tu non sei più dentro nessuna di queste cose.

Sei fuori…
e dentro allo stesso tempo.

Perché non sei più qualcosa di specifico.
Sei ciò in cui tutto accade.

A questo punto, un solo livello rimane, quello opposto: il livello 0, l’incoscienza, dove dormi senza sognare, o sei nel mondo di veglia, ma incosciente.

E in tutto questo, c’è un assioma ermetico che descrive perfettamente i livelli di coscienza che ho avuto la fortuna di esplorare: Come in altro, così in basso.

Buona esplorazione!

 

Un abbraccio,
Samuel

 

P.S. Se hai piacere di approfondire le tecniche e accortezze che ho utilizzato per toccare con mano ciascuno di questi livelli, ti lascio il link a Maestria dell’Invisibile, una community nata proprio per rendere accessibili queste possibilità esplorative a chiunque voglia toccarle veramente con mano!

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