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All’interno della mia community, Maestria dell’Invisibile, di recente ho ricevuto una domanda che potremmo riassumere in:
Qual è lo scopo della meditazione?.

È una domanda fondamentale, perché oggi se ne sente parlare ovunque, ma spesso chi ci prova finisce per abbandonare dopo pochi tentativi.

Magari è successo anche a te:
ti metti in posizione,
gambe incrociate,
occhi chiusi,
schiena dritta…

… e dopo due minuti inizi a pensare:
“Ma quanto tempo devo stare ancora qui? Quando arrivano i veri risultati?”.

Se va bene, ottieni un po’ di relax, se va male, ti alzi ancora più agitato di prima perché senti di essere “incapace” di meditare.

Senti alcune persone parlare di “visioni” o “accessi a mondi invisibili”… ma dopo un po’, smetti di crederci.

Oggi voglio spiegarti perché non è una questione di “credere” alla meditazione, ma di farne esperienza diretta (nel modo giusto).

In questo articolo, quindi, capirai questo strumento meglio di chi lo pratica da anni senza una direzione chiara.

Iniziamo.

La trappola della Mindfulness: il controllo che eravamo convinti di avere

Prendiamo la tecnica più conosciuta: la mindfulness.

L’esercizio sembra banale:
concentrarsi sul respiro,
notare l’aria che entra ed esce dai polmoni.

Facile no?

La cosa assurda è che se decidi di farlo per 10 minuti, già dopo 20-40 secondi, ti rendi conto che la tua mente è da tutt’altra parte!

Stai pensando a cosa è successo ieri,
a un problema di lavoro
o a cosa cucinare per cena.

Ti sei perso completamente nel flusso dei pensieri, dimenticando il tuo obiettivo iniziale.

Al che pensi “nono, mi ero detto di focalizzarmi sul respiro”;
torni al respiro
e 5 min dopo ti accorgi che sei perso nei tuoi pensieri da chissà quanto.

Questo succede a tutti:
crediamo di avere il controllo della mente, ma non appena proviamo a dirle di stare ferma, lei scappa come un cavallo imbizzarrito.

Vivere in uno stato assopito

Perdere la consapevolezza nei propri pensieri è esattamente come sognare.

Se ci pensi, è assurdo che i primi 20 secondi di ogni sogno non siano tu che dici:
“cosa cavolo sta succedendo?”
”com’è possibile?”
”un attimo fa ero sdraiato sul letto per dormire, e ora sono in un mondo strano dove i miei pugni vanno a rallentatore… come?”

E assurdo che, quando inizi ad agire in un sogno,
non usi mai quel poco di consapevolezza che hai per chiederti come sei arrivato lì, o perché la situazione sia così assurda;
sei semplicemente immerso nel film, senza consapevolezza di te stesso.

Nei pensieri accade lo stesso:
siamo così ipnotizzati dalla nostra mente che non riusciamo a restare presenti nemmeno per un minuto.

Ecco perché, quando si parla di Presenza, si parla spesso di “risveglio”.
Meditare significa imparare a svegliarsi dal sonno dei pensieri e tornare a essere vigili nel qui e ora.

Molti dicono:
“Ma è normale pensare sempre!”.

Certo, ci siamo abituati, ma non significa che sia una condizione ottimale.

Immagina di fare un viaggio nello spazio e che, mentre sei via, sulla Terra scoppi una malattia che rende la pelle di tutti squamosa.
Passano 2000 anni e, generazione dopo generazione, quella diventa la normalità.
Pian piano ci si dimentica addirittura della condizione originale della pelle umana.

Quando torni (e per te è passato solo 1 anno per ipotetiche proprietà di spazio-tempo), vedi tutti con la pelle squamosa e dici: “Ma cosa vi è successo?”.
Loro ti risponderanno: “Nulla, è normale! Siamo tutti così!”.
E tu: “Lo vedo che siete tutti così, ma vi assicuro che non è normale!”.

La differenza tra te e loro, oltre allo stato della vostra pelle, è che tu hai vissuto con la pelle normale, e quindi anche se poi ti prendi questa malattia, ti è chiaro che non si tratta di una condizione normale, bensì di un problema condiviso.
Loro non hanno questa consapevolezza, perché non ne hanno fatto esperienza.

E la parola chiave è proprio Esperienza!

La stessa cosa vale per i nostri pensieri, per il chiacchiericcio mentale.

La meditazione ti dà l’iniziale cognizione di quanto “siamo malati” (soggiogati alla mente), e poi, pian piano, degli squarci sempre più grandi di “sanità” (ovvero quando non si è schiavi del chiacchiericcio mentale perenne).

Non sei la mente - Disidentificarsi

Più ti alleni nella meditazione, e più inizi a notare una cosa straordinaria:
tu puoi osservare la tua mente che pensa…
… riesci proprio ad osservarla nel suo atto di pensare!

E se la puoi osservare, significa che TU non sei la mente.

Utilizzando una metafora:
tu sei il cielo, e i pensieri sono le nuvole che lo attraversano.
Prima eri così focalizzato sulle nuvole da pensare di essere tu stesso una nuvola, trascinata dal vento; e poi un’altra; e poi un’altra.

Queste nuvole erano tutte della stessa sostanza, che hai chiamato “pensieri”; e apparivano tutte dalla stessa zona, che chiamavi “mente”.

Con la meditazione però, ti sei reso conto che in realtà tu sei il cielo… e puoi lasciar passare le nuvole, senza identificarti con esse:

  • Arriva il pensiero: “mi sarei dovuto diversamente ieri?”. Lo osservi, lo lasci passare, e torni al respiro.
  • Arriva il pensiero ‘ di quel collega antipatico’. Lo osservi, lo lasci andare, e torni al respiro.

La mente è come un pappagallo sulla spalla che parla tutto il giorno (e come puoi immaginare, non è normale avere un pappagallo sulla spalla che parla tutto il giorno).

Questo pappagallo, inoltre, quasi mai è un motivatore gentile:
ti critica,
ti paragona agli altri,
ti dice che non hai fatto abbastanza.

Disidentificarsi da questo pappagallo è la chiave per la tua pace interiore.

Persistendo con l’esperimento della meditazione, se fatto nel modo giusto, questa consapevolezza è inevitabile.

E a proposito di esperimenti, ho creato un esperimento molto interessante sull’attenzione mettendo insieme insegnamenti di decine di scuole di pensiero sull’argomento, e un bel po’ di esperienza personale.

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Emozioni come energia: il corpo è il tuo veicolo

La stessa disidentificazione, può avvenire con le emozioni.

E no, non è una disfatta, è una liberazione – uno smettere di esserne soggiogati!

La parola “emozione” deriva dal latino emovere, ovvero “muovere fuori”: si tratta di energia in movimento.

Quando sei presente, non sei più “arrabbiato”;
noti una scarica di energia che sale, ma, consapevole che sei quella presenza che nota questa scarica energetica, la osservi.
E così, invece di sopraffarti, diventa un fenomeno curioso da guardare…

… e finisci con il lasciarla fluire senza diventarne vittima, rimanendo inperturbato.

Questo porta a una condizione di pace costante, senza gli alti e bassi che solitamente ci trascinano via.

Portando avanti questa esperienza, inoltre, riuscirai a notare che non solo non sei la mente, ma nemmeno il corpo – e, se proseguirai con i tuoi esperimenti, potresti arrivare anche a provare le OOBE (Out-of-Box Experience – esperienza di coscienza fuori dal corpo).

Una prova incredibile del fatto che avere un corpo è come guidare un’auto: e tu non sei la tua macchina.
Se la macchina ha un guasto o finisce la benzina,
ti dà fastidio e la vuoi sistemare,
ma non sei “rotto” tu.

Il tuo corpo e la tua mente sono come l’automobile: sono il tuo veicolo, ma non sono “te”.

Assurdo, vero? Per questo parlo sempre di farne esperienza… perché a parole sembra un film i fantascienza che ha del ridicolo… ma una volta che l’hai vissuto, smetti di credere, e inizi a sapere!

Tornando a noi, la meditazione è uno strumento, proprio come i soldi:
c’è chi li usa per fare del bene (aiutare la propria famiglia, i poveri, ecc) e chi per fare del “male” (lotte di potere, cattiverie, ecc).

Lo stesso vale per la meditazione:
non è né buona né cattiva, e non ha uno scopo predefinito… dipende da come la usi.

Puoi usarla per abbassare la pressione o ridurre lo stress (e ci sono molti studi scientifici che lo confermano), ma lo scopo più interessante a mio avviso è un altro:
scoprire chi sei veramente al di là della mente, al di là di quel chiacchiericcio mentale che ci “perseguita” costantemente.

Vivere l’esperienza di rendersi conto di essere quella presenza che osserva tutto, quel centro di coscienza che non viene scalfito dal rumore del mondo.

Da qui si apre un universo intero (letteralmente), ma questo è un discorso per un altro giorno.

Se vuoi approfondire questo percorso e unirti a un gruppo di persone sulla stessa strada, ti invito a unirti alla mia community Maestria dell’Invisibile, dove condivido gli step pratici che mi hanno permesso di vivere queste esperienze.

Un abbraccio e alla prossima,

Samuel

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