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Tempo di lettura: 15 minuti

Immagina di essere un attore che è appena stato chiamato per un mega film:
arrivi sul set,
impari il copione,
e inizi a recitare.

Sei un attore fenomenale, tutti ti amano, la produzione ti ingaggia per il 2°, 3°, 4° film (sequel), e passi anni entusiasta a registrare.

Col tempo però, una cosa inizia a cambiare:
reciti talmente tanto che, pian piano, ti dimentichi di essere un attore.

Inizi a credere di essere il protagonista,
quando a lui le cose “vanno male”, sei triste;
quando le cose gli “vanno bene”, sei felice.

Nel frattempo, succede la stessa cosa agli altri attori che recitano con te,
e quindi tutti iniziate a vivere come se foste i personaggi del film.

So che può sembrare assurdo, ma questo è come vive quasi tutto il genere umano.

Io in primis ero incastrato in questa situazione.

Anni di meditazione mi hanno mostrato come ognuno di noi ha 3 menti, ma quasi tutti pensano di averne solo 1 sola, e questo è ciò che ci tiene incastrati nel ruolo di attori.

Per questo la maggior parte delle persone:

  • vive in balia di pensieri ed emozioni;
  • passa da alti e bassi continui (da gioia e felicità, ad ansia e paura);
  • cerca pace, ma la trova solo in pochi momenti.

Il vero scopo della meditazione è rivelarci tutte e 3 queste menti, e ridarci il vero controllo della situazione.

Quindi, magari sei una persona che non ha mai meditato e si chiede “a cosa cavolo serve stare seduti con le gambe incrociate e non fare nulla”, o magari mediti da anni, con più o meno costanza, ma non hai avuto grandi risultati al di là di un po’ di relax.

Ho creato un modello semplice: il modello dei 3 cerchi.

Non è una teoria nuova.

È una mappa esperienziale che già durante la lettura di questo articolo ti permetterà di vedere chiaramente, in prima persona, le 3 menti e la come influenzano la nostra vita.

Una mappa per smettere di essere intrappolato nel film, e tornare a casa.

Il primo cerchio: la mente conscia

Il cerchio più esterno rappresenta la mente conscia, quella che conosciamo tutti.

La usiamo ogni giorno ad esempio per pensare o per fare i conti alla cassa del supermercato.

Se paragonassimo le 3 menti ad una cipolla, la mente coscia sarebbe la sua buccia esterna: quello strato visibile anche a chi non ha mai aperto una cipolla (cioè a chi non ha mai meditato).

La prima cosa che mi ha mostrato la meditazione, quando ho imparato a farla bene, è il fatto che in realtà non conoscevo e controllavo questa mente così bene come credevo.

Anzi, era lei a controllarmi la maggior parte del tempo.

Se decido di muovere l’indice della mia mano destra, infatti, lo muovo senza problemi.
Se non gli do comandi, invece, il mio indice sta lì, fermo e tranquillo in attesa di un mio ordine.

La mente conscia, anch’essa fa quello che voglio se decido di utilizzala:
per esempio, se decido di fare 35+78, si mette a farlo senza problemi (o quasi)
ma se non le do comandi, al contrario del mio indice, non sta ferma, e inizia a produrre pensieri.

“Avrò fatto una brutta figura ieri quando …?”
“Mi meritavo una promozione e non mi è stata data, che ingiustizia”
“Cosa mangerò questa sera?”

Non appena la mente si trova libera da un compito chiaro, pensieri di questo tipo inizieranno a partire senza il nostro controllo.

E anche se le daremo il comando di stare in silenzio, senza tenerla occupata con qualcosa, ricomincerà a pensare (che lo vogliamo o no).

Se non lo hai mai notato, smetti di leggere, metti un timer di 5 minuti e prova:
prova a fare 5 min di silenzio mentale completo, nessun pensiero ammesso (nemmeno su quanto noioso sia questo esercizio). Una volta che avrai notato la complessità di questo banale compito, tutto quello che ti svelerò di seguito sarà molto più chiaro e utile!

Questa condizione sembra una cosa normale a molti di noi perché:

  1. è anni che subiamo questo chiacchiericcio, e ci siamo abituati;
  2. è una condizione comune a quasi tutti gli esseri umani, e quindi ci sembra normale.

Ma per quanto innocua possa sembrare, è la causa del 99% di ansia, paura, frustrazione e tutte le altre emozioni negative che viviamo ogni giorno.

Immagina questa scena.
Sei seduto sul divano.
Fisicamente va tutto bene:

  • sei al sicuro
  • non stai soffrendo
  • non c’è nessun pericolo reale in quel momento

Ora succede una cosa.

La mente inizia a parlare:

“Domani ho quella riunione…”
“E se sbaglio?”
“L’altra volta non sono stato brillante”
“Forse pensano che non sia all’altezza”

Domanda chiave:

Dov’è il problema adesso?
Non nel corpo.
Non nella stanza.
E nemmeno nella realtà presente.

Il problema esiste solo come pensiero.

Eppure:

  • il respiro si accorcia
  • lo stomaco si chiude
  • senti ansia reale

Un pensiero immaginario ha creato un’emozione reale.

Certo, in alcuni momenti siamo noi a decidere di pensare ad un evento per prepararci in anticipo, ma quante volte la mente lo fa senza una nostra richiesta, e senza un reale scopo se non quello di renderci perennemente ansiosi?.

Continuando a meditare poi, ho realizzato un fatto ancora più sconcertante:
quasi mai è l’evento (cioè, ciò che ci accade) a crearci ansia, rabbia o frustrazione.

È la conversazione che la mente costruisce attorno all’evento a crearci queste emozioni negative.

Stessi fatti, reazioni diverse:

  • “Non mi hanno promosso”
    persona A = “Non valgo abbastanza” → frustrazione
    persona B = “Amen, la prossima volta mi impegnerò di più” → dedizione
  • “Un amico non mi ha risposto”
    persona A = “Mi sta ignorando” → rabbia
    persona B = “Sarà impegnato” → pace
  • “Ho fatto una battuta”
    persona A = “Probabilmente ho fatto una pessima figura” → vergogna
    persona B = “Hahaha mi ha fatto ridere; spero abbia sollevato il morale anche agli altri” → gioia

A e B hanno vissuto gli stessi eventi, eppure siamo tutti d’accordo che ad A sembrerà di “vivere all’inferno”, mentre B sarà piuttosto contento della sua via.

I fatti in sé sono neutri.
È la mente che li può rendere un dramma o una gioia.
E questo è vero nel 99% delle situazioni, non è un’esagerazione!

Se togli:

  • i ricordi rivissuti nella testa
  • le ipotesi sul futuro
  • i dialoghi immaginari
  • i giudizi continui su di te e sugli altri

cosa resta, nella maggior parte dei momenti della giornata?

Una realtà sorprendentemente semplice e gestibile.

Questo significa che:

Non soffriamo per ciò che accade, ma per ciò che la mente racconta quando non le diamo un compito.

Ed è per questo che il chiacchiericcio mentale — apparentemente innocuo — è la fonte principale di stress quotidiano.

Se la mente producesse solo ciò che è utile nel momento presente,
gran parte delle emozioni negative semplicemente non nascerebbe.
Nascono perché la mente continua a parlare
anche quando non c’è nulla da risolvere.

Il primo scopo della meditazione, quella vera, è liberarci dalle grinfie di quello che i Toltechi chiamavano dialogo interno;
e l’esercizio che ti darò alla fine di questo articolo ti permetterà di farlo!

Non appena iniziamo a notare questo “teatrino della mente”, però, (e impariamo a calmarlo) sorge un dubbio sconcertante:
se riesco a osservare la mente che chiacchiera di sua volontà, evidentemente non sono io la mente conscia, ma l’osservatore che la guarda… quindi cosa sono? Forse la seconda mente?


Il deposito nascosto: il subconscio

Il secondo cerchio rappresenta la mente subconscia (o subconscio).

A differenza della prima mente, quella conscia, la quale smascheriamo con il semplice esperimento dei 5 minuti di silenzio proposto prima, quella subconscia sa nascondersi molto, molto meglio.

Infatti, è talmente brava a giocare a nascondino che la maggior parte delle persone vivono l’intera vita senza accorgersi di averla. Si identificano con essa, proprio come l’attore che si dimentica di star recitando una parte.

Questo imbroglio è il più difficile da ammettere, perché sta governando le nostre vite.

Prima di smascherarlo però, dobbiamo capire bene di cosa stiamo parlando.

Cos’è il subconscio?
È un pilota automatico.

Un po’ come gli aerei che hanno il pilota automatico che:

  • mantiene la rotta;
  • fa centinaia di micro-aggiustamenti ogni minuto;
  • e permette al pilota di dover intervenire solo quando strettamente necessario.

Allo stesso modo, anche l’uomo, la macchina biologica più avanzata, ha un pilota automatico molto sofisticato.

Ricordi quando hai imparato ad andare in bici?
All’inizio dovevi pensare a tutto: pedalare, stare in equilibrio, guardare avanti.
Ora sali in bici e… vai. Non pensi più.
È come se avessi un programma automatico installato nel tuo cervello anni fa, che ti fa andare in bici senza problemi.

È come quando ti siedi a tavola per mangiare: quando eri piccolo, riuscire a farlo ti richiedeva una fatica immensa:
spandevi continuamente;
ti andava di traverso il cibo;
e ci mettevi 20 minuti a finire un piccolo piatto.
Ora invece mangi senza nemmeno pensarci.

Questo pilota automatico umano però non impara solo azioni “comode” (come saper camminare, andare in bici o mangiare), ma anche:

  • le nostre abitudini ed automatismi;
  • le nostre credenze, visioni del mondo e paradigmi;
  • i nostre reazioni emotive ricorrenti;

In una parola, la nostra intera personalità!

So che ti può sembrare assurdo quello che ho appena detto, e io per primo ho fatto fatica a realizzarlo fino in fondo… ma prova a notarlo sulle persone che hai intorno.

Tutti noi abbiamo quell’amico o conoscente che si arrabbia SEMPRE quando perde (per esempio a calcetto).
Tu lo vedi chiaramente: “Incredibile, reagisce sempre così“.
Lui invece pensa: “No, è che questa volta era davvero ingiusto!”.

Ecco, tutti noi siamo quell’amico. Vediamo gli automatismi degli altri, ma non i nostri.

Sugli altri lo notiamo subito:

  • “Guarda come reagisce sempre allo stesso modo”
  • “È automatico”
  • “Sembra un riflesso”

Ma su di noi diciamo:

  • “Sono fatto così”
  • “È il mio carattere”
  • “Sono io”

Stesso fenomeno.
Etichetta diversa.

Il tuo subconscio non è un mostro misterioso. È semplicemente la collezione di tutti i piloti automatici che hai installato crescendo:

  • “Quando papà urlava, io mi zittivo” → pilota automatico installato
  • “Quando mamma mi diceva bravo, io ripetevo quel comportamento” → pilota automatico installato
  • “I bravi ragazzi non si arrabbiano” → pilota automatico installato

E ora hai 20, 30, 40+ anni… e questi programmi girano ancora, ma tu pensi che siano “chi sei tu”.

Il secondo livello della meditazione, infatti, porta proprio a questa realizzazione!
Una volta calmato il chiasso della prima mente (quella conscia), inizieremo a renderci conto che siamo in grado di osservare i nostri automatismi quando avvengono.

E più lo faremo, e più sorgerà spontanea una domanda:
“Aspetta… se questi sono solo programmi automatici che riesco ad osservare… allora CHI SONO IO davvero? Chi è l’IO che li osserva?”

E questa è la domanda giusta, che ci porta alla terza mente – il nostro vero IO.

Il centro che non è un centro: il Supercosciente

Sotto il velo della mente conscia che chiacchiera continuamente, e sotto quello della subconscia che ci fa credere di essere lei, si cela la nostra vera mente; il nostro vero IO che osserva ogni istante.

Quell’IO che riesce a osservare le altre 2 menti in azione, e rendersi conto di non essere nessuna delle 2.

Quell’IO, quell’osservatore finale, cos’è?

Tornando all’esempio della cipolla:

  • buccia → mente conscia
  • strati della cipolla → subconscio

ma tolti questi 2 elementi, cosa rimane? Chi è il vero osservatore?

Questo è un livello che non ho ancora raggiunto con la stessa profondità dei 2 precedenti, quindi userò le parole di un grande guerriero per descriverlo:

Prese una cipolla dal piccolo frigorifero e me la diede. “Sbucciala, strato dopo strato”.
Iniziai a pelare la cipolla.
“Che cos’hai trovato?”
“Un altro strato”
“Continua” Continuai a sbucciare.
“Altri strati, Soc”
“Continua a sbucciare finché non restano più strati. Che cosa rimane?”
“Non rimane niente”
“Non è vero, qualcosa rimane”
“E cosa?”
“L’universo. Riflettici mentre torni a casa”

  • Socrate; Dan Millman

Gesù disse:

“Occorre essere come bambini per entrare nel regno dei celi”. – Vangelo secondo Matteo

Perché quando eravamo piccoli piccoli:

  • non avevamo una mente conscia che continuava a chiacchierare senza controllo;
  • e nemmeno un subconscio programmato con il quale identificarci;

percepivamo tutto dalla prospettiva del vero osservatore – senza strati della cipolla di mezzo.

Ed è quello che, da millenni, in diverse parti del mondo (che non si sono mai parlate) cercano di dirci:

Vedanta

  • Conscia = vritti (modificazioni mentali)
  • Subconscia = samskara (impressioni latenti)
  • Supercosciente = Atman (il Sé eterno)
    • “Neti neti” (non questo, non questo) = rimuovere gli strati

Buddhismo

  • Conscia = pensieri ordinari
  • Subconscia = alaya-vijnana (coscienza deposito)
  • Supercosciente = Rigpa o Natura di Buddha
    • “La natura di Buddha è come il cielo – i pensieri come nuvole”

Toltechi

  • Conscia = il dialogo interno
  • Subconscia = la storia personale / gli accordi inconsci
  • Supercosciente = L’Intento / il Nagual
    • Don Juan: “Cancellare la storia personale per essere liberi”

Cristianesimo Esoterico

  • Conscia = “l’uomo vecchio” / ego
  • Subconscia = peccati/ferite dell’anima
  • Supercosciente = Cristo Interiore / Pneuma (Spirito)
    • “Muori a te stesso per rinascere in Cristo”

Taoismo

  • Conscia = mente discriminante (yi)
  • Subconscia = attaccamenti/desideri radicati
  • Supercosciente = Tao / Wu (il Vuoto)
    • “Svuota te stesso di tutto, lascia che la mente si quieti”

Qabbalah

  • Conscia = Nefesh (anima animale)
  • Subconscia = Ruach (anima emotiva/intellettuale)
  • Supercosciente = Neshamah/Yechidah (anima divina)
    • Gli strati si purificano salendo l’Albero della Vita

Nota metodologica:
Lo scopo di questi parallelismi è evidenziare una convergenza esperienziale:
tradizioni diverse, epoche diverse e simboli diversi sembrano descrivere — ciascuna a modo suo — la stessa realtà di fondo, osservata da angolazioni differenti.
Non intendono affermare una corrispondenza rigorosa o 1:1 con i concetti originali di ciascuna tradizione, che possiedono contesti, linguaggi e strutture ontologiche proprie.

Tornando a noi, di certo non sono ancora arrivato a livelli paragonabili a quelli di questi 2 grandi uomini che ho appena citato (Socrate e Gesù), ma sempre più nella mia vita quotidiana sto riuscendo a:

  • vedere i pensieri della mia mente conscia, senza identificarmi con essi;
  • vedere gli automatismi del mio subconscio che partono, e decidere se seguirli o fermarli;
  • e mantenere questa consapevolezza di non essere né l’uno né l’altro.

E ci sarebbe ancora molto da dire in merito, come delle esperienze “mistiche” a cui questo può portare…

…ma un’esperienza diretta vale più di mille parole, quindi ti lascio l’esatto metodo, step by step, che ho usato per smettere di identificarmi con il “ruolo che sto recitando”, così che tu abbia una traccia operativa qualora volessi esplorare questa possibilità.

Ecco il metodo che ho usato:

1 - Accorgersi del chiacchiericcio

  • Realizzare che il flusso mentale è continuo e non volontario.
    → Creare una prima vera crepa nell’identificazione.

Qui l’esercizio dei 5 minuti del primo paragrafo è perfetto; magari estendilo a 10 o 15 minuti, e fallo per 7 giorni di fila.

A quel punto sono certo che avrai bisogno di una “manopola del volume” per fermare il chiasso di cui ti sei reso conto, e per questo c’è lo step 2.

2 - Osservare e lasciare andare

  • Ogni pensiero emerge → viene lasciato andare.
    → Recuperare il controllo dell’attenzione nei momenti di meditazione.

Continua con l’esercizio precedente, ma con 2 differenze:

  1. scegli una chiara ancora a cui agganciare la tua attenzione (come per esempio l’aria che entra ed esce dai polmoni),
  2. ogni volta che un pensiero si intromette, osservalo ma non cercare di combatterlo, e non seguirlo.

Nella quotidianità li seguiamo quasi sempre:

“guarda che bel gatto” → “mi sono ricordato di dare da mangiare al mio” → “cavolo la settimana prossima abbiamo l’appuntamento dal veterinario” → “poi devo prelevare i soldi per pagarlo” → “cavolo anche Luca mi deve dei soldi ora che ci penso” → “Luca comunque poteva trovare una ragazza più adatta a lui” → ecc ecc

Questo si chiama pensiero associativo (fuori controllo).

Durante questo esercizio, fai il possibile per non dargli seguito. E se accade, appena te ne rendi conto, torna al tuo respiro.

3 - Portare l’osservazione nella vita quotidiana

  • Notare come questi pensieri sono la colonna sonora delle tue giornate.
    → Recuperare il controllo dell’attenzione nella vita.

Più mediterai, e più questa consapevolezza inizierà a diventare un’abitudine quotidiana. Piano piano, questo ti ridarà il controllo della tua attenzione, liberandoti dalle “grinfie del dialogo interno”.

4 - Vedere il subconscio in azione

  • Notare automatismi, emozioni ricorrenti, credenze legate alla storia personale che emergono nelle giornate.
    → Creare un ponte stabile con l’Osservatore.

A questo punto ci stiamo avvicinando a ciò che in termini Zen viene chiamato SATORI: meditare in ogni cosa. Più si intensificherà la tua attenzione, e più ti accorgerai non solo della mente conscia che chiacchiera per conto suo, ma anche di tutte le tue reazioni automatiche, reazioni emotive ricorrenti, credenze che dettano le tue scelte, ecc.

(ZANSHIN o SHOGYO-ZANMAI o MUSHIN se vogliamo essere più precisi – Satori è più usato in Occidente, ma meno preciso per definire questo stato)

5 - Riorganizzare con presenza

  • Continuare ciò che è funzionale, lasciare dissolvere ciò che non lo è.
    → Riprendere le redini della nostra vita.

Lo step finale è un vero e proprio atto di libertà: smettere di essere schiavi dei pensieri non scelti, e degli automatismi che non ci sono utili… e iniziare a scegliere deliberatamente, per davvero.

Questi 5 step sono la base per superare il livello della mente conscia, e rimetter ordine nel subconscio… ed è proprio ciò di cui ci occupiamo all’interno della mai community Maestria dell’Invisibile, dove andiamo molto più in dettaglio su ciascuno di questi 5 step, e poi approfondiamo le incredibili possibilità che si aprono una volta compiuti. Se ti fa piacere approfondire, clicca qui per saperne di più.

In questo caso, ho descritto questo processo in maniera lineare per renderlo chiaro, ma non si tratta di un percorso “meccanicamente lineare”:

  1. ordinare mente conscia e subconscio è più simultaneo che non sequenziale
  2. e il superconscio, da un certo punto di vista, è tanto dentro quanto fuori.. ma questo è un discoro per un altro giorno.

Se questo articolo ti è piaciuto, sono certo che anche quest’altro ti piacerà, dove ti insegno alcuni trucchi per mettere in pratica questi insegnamenti nel quotidiano: https://samuelomoregie.com/il-modo-piu-veloce-per-cambiare-la-tua-vita-la-via-del-guerriero/

Un abbraccio e alla prossima,

Samuel

P.S. Questo è un modello dei 3 cerchi si basa sulla mia esperienza personale (e i relativi studi per comprendere al meglio). Si tratta di un’approssimazione della realtà, a mio avviso molto precisa, ma è limitata alla mia esperienza personale – e in quanto tale, non pretende di essere la verità assoluta. 5 anni fa non sarei riuscito a fare una tale sintesi, e magari tra 5 anni guarderò indietro rendendomi conto che le cose non stavano come pensavo. Prendilo dunque come modello operativo che ti possa fungere da bussola, ma ricorda: la mappa non è il territorio (e io non sono perfetto, per lo meno, non ancora)![non sono laureato in psicologia e ovviamente non è questo lo scopo dell’articolo]

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