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Tempo di lettura stimato: 6-7 minuti

Sugli auricolari Bluetooth esistono fondamentalmente due posizioni:

  • o sono considerati completamente innocui,
  • oppure sono visti come strumenti pericolosi che ti stanno “friggendo il cervello e causando il cancro”.

Da anni lavoro con i campi elettromagnetici (CEM), il benessere e l’energia, e la realtà è che nessuna di queste due posizioni è del tutto onesta.

In questo articolo vedremo:

  1. Cosa potrebbe teoricamente far male negli auricolari Bluetooth
  2. Cosa dicono davvero gli studi scientifici oggi
  3. Quali precauzioni semplici, reali e a basso costo adotto nella mia vita, senza rinunciare alla tecnologia

1. Cosa potrebbe far male negli auricolari Bluetooth?

Quando si parla di auricolari Bluetooth, ciò che preoccupa effettivamente sono i campi elettromagnetici.

E anche può sembrare un termine complicato, in realtà stiamo parlando semplicemente di luce — esattamente come quella emessa dal display o dalla torcia del tuo cellulare.

In particolare, la domanda che lascia perplessi è:

“Se il mio corpo viene attraversato da questa luce (come il mio dito nel video illustrativo qui sotto 👇), questa luce potrebbe causare delle problematiche?”.

Ovviamente, nel caso degli auricolari bluetooth, quando si parla di luce non si intende quella lucetta lampeggiante che alcuni auricolari emettono (ben visibile ad occhio nudo).

Si intende la connessione bluetooth, una tecnologia wireless (senza fili) utilizzata dagli auricolari per connettersi al nostro telefono, che sfrutta onde di luce (campi elettromagnetici) che i nostri occhi non riescono a percepire.

Per capire meglio questo concetto, possiamo usare l’analogia del fischietto per cani:

Esistono fischietti che, quando li usiamo,
noi non sentiamo nulla.
Eppure i cani reagiscono immediatamente.

Come mai?

Perché esiste una gamma di frequenze (ultrasuoni e infrasuoni) che le nostre orecchie non percepiscono, ma che altri esseri viventi sentono benissimo.

Lo stesso accade con la luce (o campi elettromagnetici):

I nostri occhi riescono a percepire solo una piccolissima parte dello spettro elettromagnetico: la cosiddetta luce visibile, quel piccolo arcobaleno che conosciamo.

Tutto il resto — raggi X, ultravioletti, infrarossi, onde radio — è sempre luce, semplicemente invisibile ai nostri occhi.

Eppure:

  • i raggi X li utilizziamo in ospedale,
  • le onde radio per comunicare,
  • il Wi-Fi e il Bluetooth per la tecnologia di tutti i giorni.

Ed è qui che nasce la domanda fondamentale:

se è “solo luce”, perché dovremmo preoccuparci?

Campi Elettromagnetici Ionizzanti vs Non Ionizzanti

Su questo punto gli esperti sono piuttosto concordi.

Lo spettro elettromagnetico viene diviso in due grandi categorie:

  • Campi elettromagnetici ionizzanti
    raggi X, alcune radiazioni solari, radiazioni nucleari)
    → hanno la capacità di danneggiare direttamente il DNA.
  • Campi elettromagnetici non ionizzanti
    (Bluetooth, Wi-Fi, cellulari, radio, televisione)
    non hanno la capacità di danneggiare direttamente il DNA.

Gli auricolari Bluetooth rientrano chiaramente nella seconda categoria.

E allora perché alcuni esperti si stanno preoccupando così tanto?

2. Cosa dicono davvero gli studi scientifici oggi?

A proposito di questi CEM non ionizzanti, quelli che teoricamente non sono pericolosi, il dibattito tra gli esperti è diviso in due grandi fazioni:

Fazione A – “Finché non ionizza, è sicuro”

Secondo questa visione:

  • i campi non ionizzanti non possono rompere il DNA;
  • quindi i limiti di sicurezza servono solo a proteggerci da:
    • eccessivo riscaldamento dei tessuti,
    • danni alla pelle o alla retina,
    • correnti indotte (la classica “scossa”).

Finché queste soglie non vengono superate, non esisterebbero rischi reali.

Fazione B – “Attenzione all’esposizione prolungata”

Altri esperti, invece, fanno notare un aspetto diverso:

  • è vero che non c’è un danno immediato,
  • ma un’esposizione continua, per diverse ore al giorno,
    per settimane, mesi, anni, soprattutto in zone sensibili come la testa,
    potrebbe creare problematiche nel medio-lungo termine.

Un po’ come la famosa tortura della goccia:

una goccia non fa nulla, ma dopo anni può scavare la pietra.

Energie sottili e Radiestesia (parentesi importante)

Esiste poi un ambito ancora più sperimentale: quello delle energie sottili.

Parliamo di concetti come:

  • i meridiani energetici dell’agopuntura,
  • campi informazionali e quantici,
  • radiestesia.

Sono fenomeni che producono risultati osservabili (come quelli dell’agopuntura, ad oggi sempre più utilizzata), ma che la scienza tradizionale non sa ancora misurare con precisione. La fisica quantistica si sta avvicinando a questi temi, ma siamo ancora in una fase di esplorazione.

Chi lavora in questi campi, inclusa la radiestesia (materia in cui sperimento molto io stesso), sostiene che l’esposizione continua a determinate tecnologie possa alterare queste energie sottili, con possibili effetti sul benessere.

Tuttavia, questo ambito è ancora sperimentale. Interessante, promettente, ma non definitivo.

Quindi l’ho inserito come ulteriore argomento a supporto da tenere in considerazione, non come “prova inconfutabile”.

Quindi… chi ha ragione

La risposta più onesta è questa:
non lo sappiamo con certezza.

Alcuni studi portano in una direzione, altri in quella opposta.

Ma come ci insegna la cara e vecchia scienza:

Quando abbiamo un’ipotesi;
Per avere poi una certezza;
Ci servono dei dati che vadano a dimostrarlo.

E per avere dati scientifici definitivi sugli effetti di medio e lungo termine servirebbero decine se non centinaia di anni di dati di osservazione reale, per poi valutare eventuali correlazioni e causalità nelle problematiche che si sviluppano nelle persone, e le tecnologie che utilizzano.

Essendo tecnologie nuove, però, nonostante ci siano studi più o meno solidi che portano in entrambe le direzioni, nessuno ha ancora una certezza assoluta.

Ed è qui che entra in gioco un principio molto semplice:

“Prevenire è meglio che curare”.

3. Precauzioni reali, semplici e a basso costo

Ora che sappiamo come stanno le cose, qual è dunque l’approccio razionale da utilizzare in questo caso?

Adottare il principio di precauzione, senza rinunciare alla tecnologia.

Se tra 5, 10, 100 anni si dovesse scoprire che queste tecnologie sono dannose, avremo ridotto il rischio.

Se invece risulteranno innocui, non avremo comunque perso l’accesso alla tecnologia.

Ecco alcune precauzioni reali, semplici e a basso prezzo che applico personalmente nella mia vita – senza rinunciare alla tecnologia:

  • Tenere il telefono distante dalla mia testa durante le chiamate: Durante una chiamata (specialmente se lunghe), ove possibile, non tengo il cellulare di fianco alla testa perché ha un’emissione ancora più alta degli auricolari Bluetooth. Preferisco utilizzare il vivavoce (la distanza abbatte drasticamente l’esposizione) o, in caso di una chiamata privata o in luogo pubblico, auricolari (preferibilmente con filo, ma anche quelli Bluetooth tendenzialmente hanno un’emissione inferiore al cellulare) .
  • Non dormo con il cellulare di fianco: Se devo tenerlo in camera, lo metto in modalità aereo (spegnendo Bluetooth, Wi-Fi e dati) o, meglio ancora, lo spengo.
  • Wi-Fi: Spengo il router la notte per ridurre ulteriormente l’esposizione in casa.
  • Messa a Terra: Uso prese con messa a terra (a 3 poli, o shuko – volgarmente chiamate “tedesca”) quando possibile per ridurre ancor più l’esposizione ai campi elettromagnetici.

Ma soprattutto, la cosa più importante che ho fatto e che puoi fare anche tu, è iniziare a misurare questi campi elettromagnetici.

Se vuoi approfondire, ho messo a disposizione una tabella con i valori di riferimento che utilizzo io personalmente per capire quando un’emissione è potenzialmente “pericolosa” oppure no.

Di seguito inoltre, trovi il misuratore di campi elettromagnetici che utilizzo io personalmente e un video in cui mostro come utilizzarlo:

Ricorda: la tecnologia è uno strumento fantastico, ma spetta a noi usarla con consapevolezza.

Ricorda inoltre che il contenuto di questo articolo, come degli altri sul mio sito, è puramente informativo e riflette il mio punto di vista personale e le mie ricerche.

I contenuti sono a scopo divulgativo e non intendono sostituire diagnosi, trattamenti o consulenze professionali. L’autore non è un medico né un tecnico certificato.

Ti invito sempre a fare le tue ricerche, fidarti delle tue considerazioni personali e valutare ogni informazione con spirito critico.

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Un abbraccio e alla prossima!

Samuel

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